Intervista al coach della Nazionale Simone Pianigiani

DSC_1188http://www.basketnet.it/component/k2/item/32881-simone-pianigiani-intervistato-dal-direttore-raffaele-baldini-in-vista-dell-europeo.html

Seduti fra le tribune del Palatrieste, verso l’accelerata finale, passando per i prossimi tornei di Koper e di Trieste, coach Pianigiani ci regala parte del suo tempo per fare il punto su quello che è la Nazionale oggi e quella che sarà a Berlino.

 

I migliaia di appassionati si costruiscono un’idea del percorso azzurro sulla stregua di quello che vedono in TV. Ben più importante è il percorso che ha in testa un allenatore; da questo punto di vista, a che punto siamo?

Dal punto di vista emotivo e della consapevolezza ci siamo, siamo invece alle prese con un rendimento fisiologicamente disomogeneo. L’ho sempre sostenuto che siamo in un percorso “di rincorsa”, dobbiamo assemblarci e parlare la stessa lingua mentre altre nazionali sono con lo stesso nucleo da diversi anni. C’è ancora strada da fare…

 

Trentino, ma soprattutto Tiblisi: la sensazione è che il gruppo stia già lavorando su gerarchie e linguaggio comune…o forse le gerarchie si delineeranno ad ogni partita?

Le gerarchie i giocatori le conoscono, le metabolizziamo assieme, ben sapendo che potrebbero mutare nell’ottica dell’imprevedibilità che vogliamo mettere. Siamo e vogliamo essere una squadra atipica, mutevole, capace di cambiare pelle…anche perché non possiamo fare altrimenti, non saremo mai un carro armato che si fa largo schiacciando le avversarie.

Come si azzera lo “status sociale” (vedi NBA, euroleghisti, ecc.) in Nazionale?

Non c’è bisogno di azzerare; molti dei nostri azzurri hanno conoscenze reciproche pregresse dai tempi delle giovanili, si sono conosciuti e apprezzati ben prima di calcare altri palcoscenici. Poi, un tipo di azzeramento potrebbe essere quello che sta obbligando loro a fare cose su un campo da basket molto diverse da quelle fatte nelle squadre di club; in quest’ottica di sacrificio alberga la volontà di aiutarsi a vicenda, senza distinzioni. Non ci sono status, ma persone.

 

Ha parlato dell’approccio quale chiave decisiva per affrontare un buon Europeo; come si allena questo aspetto (sempre che sia allenabile)?

Secondo me è allenabile eccome, e le partite che stiamo affrontando sono adatte allo scopo. Non capisco infatti il concetto di match “amichevoli”; noi in queste sfide di preparazione vogliamo riportare esattamente tutte le caratteristiche che troveremo all’Europeo, dalla concentrazione all’aggressività, dalla esecuzione dei giochi alla difesa, altrimenti perderemmo tempo. E’ per questo motivo che mi sono arrabbiato per i primi cinque minuti con l’Estonia…

 

E’ più forte una nazionale protesa ad imporre il proprio gioco sempre e comunque o quella camaleontica che prima si adatta alle condizioni che di volta in volta si prospettano dinnanzi?

Non c’è una linea di demarcazione fra le due versioni; essere camaleonti significa capire qualche ritmo è l’ideale per noi, e una volta trovato, affondare il colpo come una sorta di “imposizione” all’avversaria. Una cosa è certa, dobbiamo decidere noi il ritmo di partita per farci correre dietro dagli altri.

 

Quanto è dura spiegare a tutti quelli che già parlano di Rio che l’Europeo può dipendere da una palla che entra o una che esce?

Siamo totalmente immersi nel lavoro e non c’è niente da spiegare. Chi fa sport sa che queste competizioni, con le relative formule, sono determinanti. Per come sono strutturati i gironi vedo gia’ due big sulla graticola dopo la prima fase, una uscirà nel nostro girone e l’altra sarà la quarta che dovrà incrociare la Francia, oggi come oggi, la più forte sulla carta. Non parliamo poi del tour de force previsto con incontri a meno di 24 ore di distanza…ma noi lavoriamo sui dettagli, per competere su ogni singolo aspetto che possa essere decisivo alla fine.

 

Tornare a Trieste vuol dire anche a breve fare delle scelte: il criterio di esclusione sarà solo di ordine tecnico-tattico o valuterà dell’altro?

Mai come quest’anno sarà la parte piu’ dolorosa. Ho voluto apposta posticipare il momento, sia perche’ non si sa mai, sia per tenere tutti i giocatori pronti nell’eventualità. Certo, non posso non considerare avvantaggiati quelli che possono giocare in più ruoli, nell’ottica proprio di poter tamponare alcune falle cammin facendo.

 

A prescindere dal risultato, come vorresti che sia etichettata la tua Nazionale a fine Europeo.

Voglio che la mia Nazionale trasmetta lo spirito che vedo ogni giorno in palestra, la faccia giusta di chi vuole competere, vogliamo regalare vibrazioni agli appassionati.

Raffaele Baldini

Pubblicato il agosto 19, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: