INSIDE PALLACANESTRO TRIESTE 2004: Gli “stranieri”

Hristo_Zahariev_finalLa strana coppia, la squadra a trazione bulgaro-statunitense ha lasciato perlomeno incuriositi gli appassionati, abituati al trend stelle-strisce degli ultimi anni.

HRISTO ZAHARIEV

Mi manda Georgi Glouchkov. L’ex centro della Caserta e Reggio fra gli anni ’80 e ’90, ha sponsorizzato il nazionale bulgaro, riconoscendo in lui qualità per poter competere in Italia. Giocatore che dai primi movimenti in via Locchi emana conoscenza del gioco, ideale leader tecnico per un gruppo di sbarbati compagni. Dalle prime battute è voluto entrare nelle logiche di squadra in punta di piedi (altri segno di intelligenza), presto dovrà capire che la sua presenza dovrà essere coniugata con una produttività offensiva necessaria. Buona mano da fuori, buon penetratore, buon difensore; in teoria, quella che è stata una scommessa l’anno passato con Grayson, quest’anno dovrebbe rappresentare una certezza, pur senza picchi immaginifici.

JORDAN PARKS

Il bambino da North Carolina Central, la pantera scelta da coach Dalmasson per dare una nuova dimensione alla Pallacanestro Trieste 2004. Per scongiurare parallelismi impropri, si è scelta una tipologia fisica differente dal Holloway, con caratteristiche diverse, giusto per non sollevare mugugni alla prima partita da 8 punti e 2 rimbalzi. Parks ha le stimmate del difensore, gambe veloci, braccia lunghissime e un occhio attento ai 9 colleghi sul parquet; pronto all’”aiuto” difensivo, comunicativo nella metà campo di fatica. Le sue caratteristiche potrebbero dare una dimensione difensiva molto interessante alla squadra, potendo anche fungere da arma tattica su esterni e interni avversari. In attacco è istintivo, tira da fuori con alterne fortune senza essere un tiratore puro, penetra ma senza avere naturalmente nelle corde il fondamentale, ha tanti margini di miglioramento da abbinare alla verticalità mostruosa. Ah si, forse un paragone potete farlo con il recente passato, quando allieterà i palati degli appassionati con agili affondate ad alta quota… e credetemi che va tanto in alto!

Avrete capito quindi che, essendo stranieri sui generis, il loro incastonamento nell’ingranaggio biancorosso ha un senso se visto nel più naturale allineamento con i compagni. Chi ha in testa due giocatori che facciano pentole e coperchi, che monopolizzino il gioco offensivo della squadra e che magari abbiano la licenza di sparare a salve, allora resterà deluso.

Da quest’anno, si gioca in dieci.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il agosto 22, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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