D.L.F., quando le emozioni…arrivano sempre in orario!

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Vita vissuta, uno spaccato personale che voglio condividere, un ulteriore momento per riaprire il romanzo della vita cestistica locale purtroppo scomparsa: il Dopolavoro Ferroviario pallacanestro.

Una partita per rivedersi grazie al gran cerimoniere Massimo Martellani, per condividere nuove emozioni, per non spegnere quel “sacro fuoco” che arde sotto una la cenere; sostengo da sempre che quanto condiviso fra i 28 metri di un campo da basket, resta indelebile nella testa e nel cuore dei protagonisti, in tutte le sfaccettature, sia positive che negative.

Sergio Perini e Massimo Guzzone i timonieri storici di due generazioni a confronto, loro si per nulla “anchilosati” (parlo delle corde vocali ndr.) dal tempo che passa inesorabile: indicazioni rimbalzate fra le mura della storica palestra della Ginnastica Triestina, giunte sporadiche a cervelli offuscati da una stanchezza evidente. La Via Crucis sportiva non spegne sorrisi ma colora volti paonazzi, per fisici stremati; ma si combatte, si vuole vincere come trent’anni fa.

Il risultato è secondario (anche perché il sottoscritto fa parte dei perdenti), per un virtuosismo letterario si può dire che gli dei del basket hanno spinto alle spalle dei più esperti; Kauzki rimane illegale per chiunque, il “must” tattico rimane inalterato nel corso degli anni, “zona bulgara” per i vecchietti, “uomo con cenni di press” (e cenni di infarto) per i meno anziani. Cosa cambia rispetto a 30 anni fa?

Nulla di quello che conta: lo stesso entusiasmo, la stessa voglia di aiutarsi e di far squadra, il desiderio di ricordare chi non c’è più (Andrea Dimini ndr.), scatenando poi l’inferno nel terzo tempo in ristorante. Cambia il contorno, una scenografia stupendamente ricca di bambini di tutte le età, con mogli e fidanzate al seguito; il più bel segnale di continuità, perché un bel ricordo rimane vivo nella memoria di chi si adopera per tramandarlo alle generazioni successive. Ma mancherà l’altra scenografia, quella fatta di fredde gradinate, una galleria chiusa e un campetto carico di ricordi divorato dalla natura.

Allora accadrà che ogni singolo giocatore, seduto davanti al cancello di Viale Miramare, chiudendo gli occhi… sentirà i palloni rimbalzare sul cemento, le urla di Pino dal bar e il vociare scomposto di ragazzini che inseguono una palla a spicchi, o forse un sogno fra due canestri.

Alla prossima ferrovieri!

Raffaele Baldini

Pubblicato il settembre 22, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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