Così NO!

downloadIngiustificabile. Non c’è più lapidario commento a un ultimo quarto che incarna tutti gli aspetti più negativi della pallacanestro di squadra: arrendevolezza, apatia, egoismo, presunzione.

La Pallacanestro Trieste 2004 può perdere anche 20 partite di fila e nessuno muoverà una critica se i presupposti sono diametralmente opposti a quelli di Chieti; nessuno critica sulla stregua di una classifica dignitosa, men che meno articola concetti alla luce di vittorie importanti al Palatrieste.

Quel sanguinoso parziale di 26-8 dell’ultimo quarto è un pugno nello stomaco di chi ha sempre visto nelle squadre di Dalmasson un concentrato di determinazione; infatti, a memoria, non ricordo espressioni così passive della “gestione veneta”, e sicuramente non tarderà a rimarcarlo il coach alla ripresa degli allenamenti.

Se i giovani virgulti in canotta biancorossa pensano di investire sulla benemerenza casalinga, si sbagliano di grosso, anche perché il pubblico di Trieste è troppo competente per cadere nell’incantesimo. Unico esempio di mentalità sui 28 metri del parquet teatino è quello di Jordan Parks: il primo a rientrare essendo stato il terminale offensivo più vicino a canestro, il più volitivo nell’aggredire avversari e ferro, simbolo della “fame” cestistica che ti fa arrivare lontano.

Prima della palla a due scende in campo la voglia, l’ambizione professionale di superarsi ad ogni allacciata di scarpe. Poi quaranta minuti di battaglia e, infine, l’eredità di una sfida, rappresentata in quel di Chieti da una camionata di rimpianti. Voglio citare un uomo su tutti per esplicitare il cattivo approccio con un momento difficile come quello dell’ultima frazione di gioco: Roberto Prandin. Quando “Bobo” ricorda da dove è venuto, quando capisce la ricchezza di un complemento per far vincere la squadra, allora è un valore aggiunto per la Pallacanestro Trieste; quando invece pensa di essere l’attaccante che da solo risolve tutti i mali… è una tragedia tecnico-tattica.

Cito Prandin perché è persona che stimo e che è stimata da tutto il popolo di appassionati biancorossi, e soprattutto è giocatore che si è conquistato sul campo ogni singolo minuto di utilizzo.

I giocatori vedono nella partita successiva ad una brutta prestazione un motivo per cancellare il pregresso, gli uomini vedono un’opportunità per crescere.

Aggiungo una frase di M.J

“Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

Pubblicato il novembre 12, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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