Ce ne rendiamo conto? Il “Bobo” ritrovato e il quarto gioiello triestino

ANG_0299Ma ce ne rendiamo conto?
Spesso si da per scontato tutto, ma delle volte è giusto fermarsi…guardarsi indietro e vedere quello che è stato fatto. La vittoria con Mantova si consuma in quaranta minuti di selvaggia intensità, trovando il nirvana in quel alley-hoop di Bossi per Parks, sfogando scorie scaligere al suono della sirena. E poi si torna a casa, si riavvolge il film e…ti accorgi che Trieste ha fatto qualcosa di veramente grande. Gli Stings avevano un Di Bella che non ha certo bisogno di presentazioni… Gergati, Ndoja, Moraschini di categoria superiore… Amici fastidioso come un gatto attaccato ai maroni ma dannatamente incisivo… Gandini che fu un nostro lusso, un americano come Hurtt che potrebbe tranquillamente stare al piano di sopra, e un “falegname” di categoria; e con tutto sto materiale umano a disposizione di Martelossi, quel manipolo di impertinenti sfacciati in canotta Alma è riuscito ancora una volta a confezionare il miracolo cestistico. La pallacanestro racchiude stupende sfumature ed emozioni: la tripla di Fernandez che ha depresso quasi 4000 anime settimane fa, ora è un lontano ricordo rispetto ad una rimonta che resterà nella storia della stagione.
Bentornato “Bobo”!
Ci mancava… il “pazzo” esterno veneto aveva stemperato il “sacro fuoco” veicolando testa e corpo in una fondamentale laurea; il “dottore” da qualche settimana ha smesso i panni stretti dell’intellettuale per tornare a vivere di emozioni fra due canestri. E quando il “Bobo” si lascia andare all’istinto, allora è pura energia, per sé e per i compagni. Un terzo quarto da antologia, condito da canestri, difesa e scorribande fra le tribune del Palatrieste (nel vero senso della parola); la rimonta è tanto merito suo, a tal punto che Dalmasson gli concede il lusso di stare a guardare l’alter ego (Baldasso ndr.) finire l’opera.
C’è un motivo per cui uno sta in tribuna a scrivere ed un altro allena e vince
Nell’ordine: non avrei lasciato Landi fuori troppo tempo per far giocare Pipitone. Non avrei lasciato Baldasso nel finale (men che meno in difesa su Hurtt) e avrei preferito l’esperienza e l’ispirazione di Prandin. Anche un Pecile in difficoltà l’avrei fatto permanere sul parquet solo nella speranza che la classe superiore peschi il coniglio dal cilindro. Bene, avete già capito chi è il saputello relegato in tribuna con un pc davanti, e chi, da diversi anni, guida la prima squadra cittadina a imprese come quelle con Mantova. Scelte che potevano risultare impopolari hanno sovvertito i pronostici della vigilia, quindici minuti all’intervallo, fra quattro mura di uno spogliatoio, sono bastati a trasformare degli spauriti agnellini dei primi venti minuti, in lupi affamati nella ripresa…chapeau.
Un Bossi responsabilizzato, è un Bossi ritrovato
Mi sono fatto un’idea chiara: Stefano Bossi rende meglio in quintetto, rende quanto più sente la squadra sulle proprie spalle, prova ne sia lo straordinario feeling con tiri dall’ alto peso specifico. In Stefano vedo la spregiudicatezza di Michele Ruzzier, con meno abilità penetrative ma più tiro da tre punti; solo una personalità molto forte riesce a suggerire un passaggio buttato per aria per l’amico e compagno di camera Jordan Parks, con conseguenze ben note. Solo uno spirito impavido non rinuncia a tiri nei minuti finali con il punteggio in bilico. La dico tutta, siamo di fronte al quarto prodotto bello e fatto targato Trieste: dopo Spanghero, Ruzzier e Tonut… Stefano Bossi. Ed è un bell’andare…

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

Pubblicato il gennaio 18, 2016 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Per chi se lo ricorda, la partita di ieri con Mantova è stata la fotocopia di quella dello scorso anno con Biella. Ricordo Fabio Corbani incredulo alla fine dei 40’…

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