Nessun dorma…il canestro di Nelson, il tifo e la vittoria di personalità

11628239222180All’alba vincerò…

Nessun dorma… e chi riesce a dormire dopo una vittoria del genere al PalaDozza?

Dilegua, o notte (e nebbia ndr.)… tramontate, stelle… tramontate, stelle… all’alba vincerò. Giacomo Puccini non aveva la minima impressione che la citazione della celeberrima Turandot sarebbe stata il manifesto di un’impresa nella Scala della pallacanestro, il tempio di “Basket-city”. L’enfasi è voluta e corretta, quando ci sono tutti gli elementi per sostanziare qualcosa di straordinario fatto dagli uomini di Dalmasson (coach compreso!), quel risarcimento cestistico che ogni tanto si ricorda di una nobile come Trieste. Immersi nella nebbia, i chilometri di ritorno per tifosi, appassionati e addetti ai lavori sono un percorso extrasensoriale su petali di rosa, ricordando quel canestro inventato di Nelson su magata di Pecile (“taglia fuori” offensivo per lasciare il corridoio verso il canestro). Eh si, perché coach Boniciolli aveva intuito la scelta dei giuliani di andare da “Sunshine” in post basso per l’azione decisiva, ma non aveva certo previsto la zingarata del neo arrivato Roberto contro tre fortitudini…

La prestazione di personalità, scatta una nuova stagione in casa Alma?

Ci sono partite che fanno giurisprudenza: una vittoria al PalaDozza con questa personalità, costante per tutti i quaranta minuti, accresce l’autostima a tal punto da generare un possibile cambio di registro in trasferta. E Dalmasson l’ha capito a tal punto che, già in sala stampa nel post partita, pone il prossimo obiettivo mentale alla squadra: le tre partite a venire sono fondamentali per la stagione, cominciando da Recanati; ogni abbassamento del livello di guardia, porterebbe un doppio danno: il ritorno alla fragilità di un tempo e punti pesantissimi persi per strada.

Roberto Nelson, acquistato anche per questo…

Premessa: Roberto Nelson ha fatto una brutta partita. Troppi palleggi, condizione atletica tutta da ritrovare, polveri bagnate, e alcune “bestemmie” tecniche (vedi passaggio consegnato agli avversari in un momento chiave del match); però è anche quel giocatore che, oltre a scaricare un cioccolatino per Parks per il tiro dai cinque metri, una volta visto interrotto il piano partita con l’anticipo forte su Pecile, si è preso il pallone fra le mani ed ha aggredito il ferro come se fosse l’ultima cosa da fare su questa terra. Insomma, ove prima il buon Zahariev si smaterializzava dietro agli avversari, ora c’è un ammiraglio che gode dei momenti decisivi e si tuffa nella mischia per vincere. La condizione è allenabile, la personalità… in parte.

Prandin “il chirurgo”, Landi… il virtussino

“Bobo” Prandin in versione dottore, chirurgo dalle mani da clavicembalista che ricama canestri di una pulizia e di un’importanza indicibili, leggendo perfettamente le situazioni di gioco. Erano già diverse settimane che l’esterno veneto aveva ritrovato la brillantezza dell’anno scorso, ma nella versione bolognese si è visto veramente anche tanta leadership occulta.

Aristide Landi invece ha marchiato con triple siderali la “V” sulle 4000 anime fortitudine; la sfida con Daniel lo ha gasato, il momento di forma trasforma il ferro del canestro in vasche da bagno in cui recapitare palloni. Anche l’applicazione difensiva, mettendo il corpaccione davanti all’avversario, è stata degna di nota per alcuni tratti.

Da Boniciolli la sintesi più corretta

Matteo Boniciolli in sala stampa commenta nel modo più efficace la vittoria triestina al PalaDozza: “Abbiamo incontrato l’avversaria peggiore in assoluto, una squadra che gioca come noi ma che sta meglio di noi. In un match fantastico (pochi ne ho visti di questa qualità in serie A), fra compagini che si equivalgono, la differenza l’ha fatta la qualità; e Trieste in questo è stata migliore. Noi siamo in una turbolenza fra situazione diverse (giocatori nuovi, altri rientranti, altri indietro nella condizione), abbiamo palesato alcune ingenuità gravi, facciamo i complimenti all’avversaria, e ad un grandissimo allenatore”.

Lo spettacolo del tifo

Rimane uno spettacolo che da solo vale il prezzo del biglietto quello della “Fossa”. Cori cantati da tutto il palazzo (e originali), colore, trascinamento senza sosta in un trionfo di colori bianco-blu. La curva rimane un fattore, immersa poi in un palazzo (fantastico ndr.) che regala un’acustica da favola, diventa spettacolo. Una quarantina di ultras più tante famiglie (e i ragazzini del Basketrieste al seguito) hanno incorniciato uno spicchio biancorosso di grande passionalità; si son fatti sentire, si sono fatti odiare (gli ultras), alla fine sono esplosi in un urlo di gioia tenuto dentro da una vita.

Inversamente proporzionale la logistica e l’organizzazione dell’evento: poca coesione fra i reparti, poco supporto, e servizi posticipati rispetto a quanto richiesto dalla LNP (vedi foto); se a Treviso si era visto la miglior espressione a riguardo, a Bologna una delle più deludenti.

 

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

Pubblicato il febbraio 1, 2016 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: