Questa volta va bene così, il diverbio Nelson-Dalmasson

ANG_0752Slegati e poco belli da vedere, per questa volta va bene così

Vedete cosa porta nella testa di giocatori giovani una debacle come quella di Matera? Tanta insicurezza, scollamento e linguaggi diversi fra i 28 metri di parquet. Per tre quarti del match l’Alma ha avuto lo sguardo nel vuoto di chi non ha ben presente come uscire da un labirinto che, sia ben chiaro, non era rappresentato dalla mediocre Chieti. Però sta nelle logiche della pallacanestro, tutto risolvibile con pazienza e con la volontà di rialzarsi. Trieste è passata per IL cazziatone di Dalmasson a Nelson (parlerò più avanti), per un altro a Baldasso e per un’incazzatura enciclopedica di Prandin; nella grinta di Pipitone, nella consueta produttività di Parks e in generale nel piglio difensivo ritrovato, ha ritrovato confidenza con il canestro, feeling con il proprio pubblico, che non ha mai smesso di incitare.

Il diverbio Dalmasson-Nelson

Molto spesso ho il vizio di guardare la reazione ad un cambio, seguo con attenzione il linguaggio del corpo del giocatore e del coach, cerco di capire quei codici non scritti che fanno di quei momenti il sale giornalistico. Ebbene, la scena al cambio di Roberto Nelson è da antologia: il giocatore esce stizzito e lamentoso, Eugenio Dalmasson lo guarda senza proferire parola, finchè… c’è la parola in più; a quel punto la risposta è violenta, diretta, talmente veemente da costringere Nelson a porgere un “cinque” riappacificatore. Macchè, Dalmasson volutamente rifiuta, spiegando con gesti inequivocabili che la dimostrazione di aver capito la reprimenda deve avvenire sul campo, non a parole, troppe parole… Conseguenza? Terzo quarto tutto sul pino, prima di rimetterlo per l’ultima frazione. Benvenuto a casa Dalmasson Roberto!

La difesa, migliorabile

Chissà perché, ma la bontà o meno di una prestazione targata Alma, è quasi sempre legata a doppia mandata al concetto di difesa. Pecile e soci, quando entrano in un loop negativo nella metà campo di fatica, concedendo facili penetrazioni (senza avere “aiuti” difensivi ndr.) e ruotando al passo del bradipo…sembrano portarsi dietro quel farraginoso status anche in attacco, mortificando il gioco di sistema classico. La strada per i play off passa inevitabilmente per tutt’altra versione difensiva, ma con le vittorie il “sedere basso” in settimana lo si tiene più volentieri.

Nelle “urla” dei giocatori c’è la voglia di lottare ancora

Parlavo di linguaggio del corpo, in senso negativo…ma c’è anche un accezione positiva. Le “urla” sprigionate da Pecile o da Landi su qualche canestro segnato, o l’incitamento a Pipitone, sono il segnale più sano di una volontà reale di tutto il gruppo di superarsi; i play off sono complessi (soprattutto dopo la sconfitta di Matera!!), le otto che precedono viaggiano forte e probabilmente sono più strutturate di Trieste. Ma la sensazione è che finchè ci sarà vita, questa squadra lotterà; si, a costo di farlo gettando palloni in tribuna, prendendosi a pallonate e sbagliando tiri soli…è il destino di una squadra non trascendentale che però vive di sanissimi principi, e con un’ anima.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

Pubblicato il febbraio 18, 2016 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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