Un approccio sbagliato, un’occasione persa
Ricordate cosa scrissi in sede di presentazione della prima sfida della serie contro Tortona? I giorni intercorsi fra Roseto e Casale sarebbero stati il peggior nemico per Prandin e soci, la pioggia fresca su un fuoco vivo che ardeva nell’Alma biancorossa. E, altro assunto riguardante le squadre di Dalmasson, quando l’approccio al match non è di quelli giusti, il percorso che porta alla vittoria diventa impervio e carico di ostacoli. La sensazione, senza far troppi giri di parole, è che Trieste abbia perso una grande occasione, quella scivolata sul parquet di Bossi sul +4 è il manifesto di un decisivo incespicamento a un metro dal traguardo. Ma, oggettivamente ci sono diversi elementi che possono far guardare con ottimismo a gara 2: perdere di pochissimo regalando Andrea Pecile e Roberto Nelson è rasserenante in proiezione, il calo fisico della squadra di Cavina nella seconda parte del match, un investimento a lungo termine. Questo secondo aspetto per essere ribaltato a proprio favore, necessita di un presupposto: che TUTTA la squadra sia aggressiva sui 28 metri di parquet, e per quaranta minuti, come nelle ultime uscite stagionali, altrimenti…
Occhio, Tortona ha diversi leader
Sinceramente a me la squadra di Cavina piace per come è strutturata: una regia giovane e incisiva come quella di Spissu, due signori americani (peraltro complementari), un uomo d’esperienza come Garri capace di fare tante cose per i suoi; infine un “apriscatole” come Reati, ideale elemento per spaccare in due le partite. Dirò di più, anche il gioco di Derthona ha convinto nel primo tempo eccome: ottimo timing, molto movimento (soprattutto cosciente), sintonia fra esterni e lunghi. Il limite è forse tutto nella tenuta fisica, per un roster che poggia su 7-8 giocatori in termini di produttività.
Fattore psicologico
Vincere a Casale gara 1 avrebbe stroncato psicologicamente Derthona. Non farlo, e per di più facendosi recuperare nel finale, genera il più classico degli effetti boomerang. La squadra di Cavina ha fatto scendere il scimmione dalla spalla, è rianimata nell’autostima e forte comunque di un vantaggio. Trieste invece ha accarezzato il sogno di mettere la serie sui binari preferiti, e si trova nella condizione fisiologica di ripensare a quanto accaduto; è necessario quindi trovare elementi motivazionali utili a resettare la testa da “scorie” pregresse. Quali sono questi elementi? Semplice, tutto è riconducibile ad un nome, o meglio, un luogo: Palatrieste.
In caso di pareggio, in città si scatenerebbe l’inferno in vista di gara 3 e 4, partite che potrebbero dare il passaggio del turno a Prandin e soci; e mezza Italia sa che l’Alma, fra le mura amiche con un clima da play off, è la peggiore avversaria da incontrare in tutta la seconda serie.
Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)
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