Pillole di Supercoppa

sedie-vuoteChe folla alle semifinali…

L’interdizione alla nostra testata in effetti ha ragion d’essere: intasamento fra gli addetti ai lavori, poco spazio sugli spalti per testimoniare eventualmente l’evento con il pc sulle gambe, un colpo d’occhio degno della finale di Eurolega. Finchè in Italia si continuerà a trattare i media come un “fastidio necessario” (in altri teatri non è che si vada molto distante), non si andrà da nessuna parte. Così come la cura di un evento, perché se a Milano si registra quel numero di spettatori (con la squadra di casa protagonista), un problema c’è. Dissertazioni da giornalista-pubblicista permaloso? Sicuro, ma non troppo… a meno che il tutto non rientri in un giochino infantile di qualche eminenza grigia a bordo campo al Forum.

Olimpia: l’accelerata basta in Italia, per l’Eurolega ci vuole altro…

L’EA7 Milano ha un roster da paura, soprattutto per lo stivale. Confrontare materiale umano del nostro campionato con la squadra di Repesa è operazione improponibile. Non a caso è bastata una (e dico una!) accelerata dell’Olimpia nel terzo quarto, per asfaltare un’ispirata Vanoli Cremona. Ma il primo tempo, giustamente considerato dal coach croato “un mezzo disastro”, deve essere un monito in vista dell’Eurolega. Sul fronte continentale infatti, una difesa come quella dei primi venti minuti di Simon e soci, produrrebbe probabilmente la stessa grandinata di triple di Cremona, con l’aggiunta di una quindicina di punti in meno concessi; e Dio solo sa quanto tutto suoni molto simile ad un suicidio, in Europa, andare all’intervallo sotto di una quindicina di punti. Il roster milanese non è certo a trazione difensiva, tutt’altro, per caratteristiche  è un concentrato di attaccanti; necessario quindi trovare il minimo sindacale di produzione nella metà campo in salita per essere competitivi.

Sono sempre i fuoriclasse a fare la differenza

Joe Ragland, quando un americano fa la differenza e non è mischiato fra tanti. Ho sempre pensato che in Italia si faccia abuso di maestranze esotiche per pigrizia intellettuale; i pochi fuoriclasse che negli ultimi anni hanno calcato i parquet italiani (Ragland, Dyson, Nunnally, Daye, ecc.), nei contesti e nei progetti dei clubs, sono quasi sempre stati decisivi. E allora torniamo al vecchio assunto da nostalgici della pallacanestro anni ’80: riportiamo due, massimo tre stranieri nei roster delle squadre, sforziamo gli addetti ai lavori nel fare un certosino lavoro di scelta del materiale umano “straniero”, ma con attenzione necessaria verso le competenze locali. Così, avremo contemporaneamente americani che fanno al differenza e italiani con spazio e possibilità di crescita.

Bentornato Polon-Air!

Il nuovo corso della Grissin Bon Reggio Emilia, tricoloreggiante, ha ridato al nostro basket Achille Polonara in versione attaccante. Dopo il ruolo per contingenze tattiche richiesto lo scorso anno, sicuramente competente ma non del tutto convincente, questo ritorno al passato con diversi palloni giocabili restituisce un terminale credibile per coach Menetti. La sua atipicità, l’essere mancino e verticale rappresentano elementi più che concreti da investire nella fase offensiva reggiana; anche perché, vedendo un po’ le fase cruciali della sfida con Avellino, l’impressione è che il “go-to guy” della Grissin Bon sia prevedibilmente Amedeo Della Valle, con qualche licenza a Gentile e Aradori. Tutti esterni, tutti per logiche cestistiche da arginare in caso di giocate decisive…un’ala potrebbe risultare la variabile impazzita.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

Pubblicato il settembre 25, 2016 su BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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