Appunti di viaggio dell’Alma post Chieti

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Matteo Da Ros (Foto Tony Barzelogna)

JURASSIK…PARKS – Fase involutiva, una regressione che sembra unicamente figlia dell’equilibrio mentale da ritrovare. Jordan, da quando è arrivato a Trieste, ha bruciato le tappe dal punto di vista tecnico-tattico, si è messo a disposizione di coach Dalmasson per evolvere la propria pallacanestro in funzione anche della squadra. Si tratta ora di calibrare il tutto confezionando una prestazione scaccia-pensieri; da numero tre o numero quattro non importa, serve lo sblocco per ridare all’Alma quel fuoriclasse ammirato la scorsa stagione e per tutto il precampionato.

RIAPERTO IL REPARTO LUNGHI – Il “primario” Da Ros sale in cattedra per un master di pallacanestro. Una prestazione di straordinaria sostanza, con letture competenti e grande precisione. C’è poco da fare, il lungo atipico che sa metter palla per terra è un lusso che a Trieste aspettavamo da tempo. Dietro, la coppia di “dottorini” Pipitone-Simioni che irrobustiscono il reparto; devastante il primo per presenza in area pitturata a rimbalzo, preciso e di personalità il secondo partendo in quintetto. Se tutti contribuiscono alla causa, la squadra può veramente guardare al futuro con ottimismo.

QUELL’ELEGANTE, COMPOSTA MA INTENSA PRESENZA – Un minuto di raccoglimento di struggente intensità. Un silenzio profondo, composto, che accompagna la commozione di 4200 spettatori. Striscioni, un cuore gigante, cori e la presenza convinta di chi sente l’esigenza di salutare un amico. Nello sport tutto quanto sopra descritto si coniuga in valore aggiunto profuso sul campo, ed è quello che l’Alma ha espresso nei quaranta minuti contro Chieti. Non c’è schema, non c’è statistica o scelta tecnica che possa generare un moto interiore tale da spazzare a spallate demoni che si stavano materializzando dopo le prime due giornate di campionato.

BALD-ASSO – Per ora è una sensazione, condizionata da numeri impressionati (1° in A2 nel tiro da tre punti con il 66,7%)  ma suffragata da prestazioni davanti agli occhi di tutti. La solidità con lui Lorenzo Baldasso esplicita l’uscita dai blocchi, la messa a punto dei piedi rivolti a canestro, il carico e il rilascio della palla (e ovviamente l’esito finale)…convince anche i più scettici che potremmo essere di fronte al Fabrizio Ambrassa dell’Alma Trieste (stimata guardia ex Milano, Roma, Treviso e Bologna degli anni ’80-’90).

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

Pubblicato il ottobre 18, 2016 su BASKET TRIESTINO, HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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