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Le radici sono fondamentali in qualsiasi contesto, da quello arboreo a quello sportivo. Le radici danno un senso di appartenenza, un motivo per cui lottare. Nel derby attesissimo fra Trieste e Udine sono presenti, con sfumature diverse: l’Alma ha la matrice nel nucleo giuliano, quella sporca cinquina che gioca, lotta e si emoziona con l’alabarda tatuata sul petto, l’Apu ha l’anima di chi ha conquistato, dopo un estenuante percorso, la promozione in serie A2. Da una parte quindi Pecile, Bossi, Coronica, Ferraro e Gobbato, dall’altra Castelli, Truccolo, Pinton, Zachetti, Vanuzzo, saranno il quid che potrà generare lo squilibrio fra due realtà tecniche che potrebbero equivalersi. C’è una chiave psicologica che sbilancia leggermente i favori del pronostico a favore dei friulani, o per meglio dire, potrebbe sbilanciarli: i giocatori indigeni con canotta biancorossa rischiano di risentire di una indubbia responsabilità verso la marea di appassionati che sta fremendo in vista di sabato. Per contro, i friulani arrivano alleggeriti dalla mancanza di questi “obblighi morali” (pur considerando che una rappresentanza sarà presente eccome al Palatrieste), pronti a caricarseli in vista del ritorno. C’è però una chiave anche di questo tipo: qualora la responsabilità dei triestini sopra citata dovesse veicolarsi nel modo giusto sul parquet…allora sarebbe Bora a 150 km/h!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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