Che squadra vorresti? Questa!
Forse nello sport si da tutto per scontato, immersi nel frullatore mediatico fatto di luoghi comuni e ragionamenti scontati scaturirebbero facilmente sentenze di questo tipo: la società è un manipolo di improvvisati della pallacanestro che anche nella legge dei grandi numeri non c’azzeccano una, per cui l’unica scagionata è la squadra con il proprio staff, le sole vittime…. i tifosi. Tutto banalizzato ma anche sottoscrivibile, pur considerando che non ho mai visto una società operare bene in assenza di risorse economiche, a prescindere dai personaggi, ma non è su questo che voglio soffermarmi; preme rimarcare come si abbia il dovere di inquadrare il rendimento di questa, e in generale delle ultime squadre alla guida di coach Dalmasson, come qualcosa che esula dalla consuetudine. L’abitudine tende a normalizzare qualsiasi cosa: perdere pezzi importanti, lasciare ai box altri per infortunio, inventarsi soluzioni settimanalmente per giocare alla pari a Barcellona Pozzo di Gotto tutto già sentito….. E no ragazzi, qua siamo di fronte alla sublimazione di un concetto sportivo professionistico: allenatori che non lesinano energie per dare credibilità ad un prodotto in mutazione (pur vedendo crollare la struttura), giocatori professionisti e dal background importante che, oltre a rendersi sordi a sirene provenienti dall’esterno, caricano se stessi in un moto di responsabilità unico, giovani virgulti nostrani che incarnano tutta la voglia di spaccarsi in quattro per onorare la maglia. Non siamo alla poesia da romantici inguaribili, Dio solo sa quanto è difficile lavorare in palestra dopo aver ricevuto l’ennesimo referto giallo (quello degli sconfitti ndr.), mantenere la testa su quello che si deve fare quando le situazioni ti portano ad evadere per forza di cose; questo a cui assistiamo domenicalmente è la miglior esplicitazione del concetto di DIGNITA’ e RISPETTO, dignità nei confronti di se stessi come lavoratori privilegiati nel mondo sportivo, rispetto per tutti quei singoli tifosi che pagano, esultano, si disperano e comunque seguono le sorti della Pallacanestro Trieste 2004. Siamo certi che se ai tifosi chiedessimo che squadra vorrebbero il prossimo anno, tutti risponderebbero… questa!
Così prima Moruzzi, Ferraro, Zaccariello, Maganza…ora Filloy, Mescheriakov, Diviach, Coronica, passando chiaramente per i denominatori comuni come Carra, Gandini, Ruzzier, Mastrangelo; tutti scelti con grande acume, privilegiando le doti umani prime di quelle cestistiche, ben veicolate in una chimica di squadra eccellente da timonieri come Eugenio Dalmasson e Stefano Comuzzo che valgono molto più di quello che si possa pensare. Sempre per uscire dalla scontatezza, ricordo che in tempi remoti, con alla guida un allenatore di alto lignaggio come Cesare Pancotto, Trieste prendeva sonore batoste in quel di Treviso, o a Bologna, e con una squadra di tutto rispetto; per cui, con le debite proporzioni, la dignità che l’Acegas Aps porta con sé in giro per lo stivale è il migliore spot a una tradizione, quella della pallacanestro, che in città conta ancora (peccato non sia recepito il concetto dagli imprenditori).
Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)
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