Un’esperienza vissuta….allenare

Gran mestiere quello dell’allenatore, pieno di tante cose

virtusQuesta volta non parlo di NBA, di Eurolega o Legadue, non tratto argomentazioni per cui trovereste decine di articoli sul web, bensi dello sport a fari spenti, quello delle “minors”, in pratica l’essenza della passione, in un campionato di Promozione maschile.

Si, perche’ due anni fa accettavo di immedesimarmi nel ruolo di coach, allenando la Virtus Trieste, societa’ locale con tradizione ventennale; per diversi motivi lo feci, primo perche’ era il prolungamento del gruppo con cui giocavo fino all’anno prima, secondo per sdebitarmi di un’accoglienza fantastica ricevuta, terzo perche’ trovavo propedeutico alla professione di giornalista capire le logiche da una prospettiva nuova. Non parlero’ dei risultati finali, pur lusinghieri, ma di quello che ho vissuto, come sempre, senza filtro.

L’allenatore e’ un mestiere affascinante quanto difficile, dando per scontato una preparazione adeguata allo scopo, la vita e’ un concentrato di silenzi nel post partita con uno scout in mano, di battaglie isolate contro se stessi e gli altri, di scelte quanto mai complicate in funzione del bene di squadra. E nel contempo cresce la simbiosi con la squadra, il gruppo diventa famiglia e il timoniere il fratello maggiore; non e’ pensabile come dicono alcuni soloni scindere l’aspetto umano da quello gestionale, anzi, il primo aspetto ti coinvolge perche’ e’ fatto di percorsi fatti assieme, di crescita figlia di momenti difficili e momenti gioiosi.

Involontariamente a questi livelli vita privata e sportiva si intrecciano e un allenatore deve allenare anche quel sottile equilibrio, rispettando uomini e regole del campo; ci sono 21, 14, 16 e anche piu’ psicologie diverse da mettere sul piatto, perche’ diversi sono i giocatori con cui hai a che fare. Unica regola base? La sincerita’, principio secondo il quale tutto viene veicolato nell’ottica dell’accettazione, anche se con qualche mugugno.

Chi viaggia ad alte sfere, con stipendi a diversi zeri e serviti e riveriti di tutto punto, non puo’ neanche immaginare cos’e’ faticare a fine giornata, dopo magari estenuanti ore di lavoro, in una palestra per il solo amore verso la pallacanestro; lottare e lasciare qualche legamento o qualche menisco per una competizione vera, senza aver nulla in cambio. Allora alla fine di un percorso capisci quanto sia vuoto il domani senza lo spogliatoio, senza i tuoi ragazzi da ascoltare, da insultare o da abbracciare, senza le emozioni prima, durante e dopo le partite. Capisci quanto quegli interminabili momenti a rimuginare su uno schema non riuscito o su una scelta riempiranno per sempre la tua esistenza.

Ora ho ben presente tutto l’orgoglio di certi allenatori, tutta la pienezza di un ruolo vissuto come stile di vita. Gran mestiere quello del coach!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il maggio 12, 2013 su "Parola di Coach", HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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