Teatri dimenticati, il mitico Dopolavoro Ferroviario

Una passione chiusa in una gabbia di ferro

12525158-bambino-dito-aggrappandosi-ad-una-recinzioneSono nostalgico, malinconico, mi ha sempre affascinato più il “bianco e nero” rispetto ai colori, doveroso lasciare il mio ricordo quale eredità di una passione che mi ha arricchito l’esistenza. Infatti i colori sbiaditi dal tempo riportano ad una fine estate di tanti anni fa, nel fragoroso inizio degli anni ’80, salita una scala di cemento in Viale Miramare (via principale triestina); mio nonno mi portava a conoscenza del Dopolavoro Ferroviario, una struttura nata sotto il fascismo e un teatro a dir poco indimenticabile, soprattutto per la memoria di un bambino: una galleria ferroviaria chiusa, una gabbia metallica a incorniciare un campo in piastrelloni, da una parte delle tribune con posti a sedere in legno pieghevoli (potrei segnare a memoria la mappa dei sedili rotti) come un cinema anni 60-70, e dall’altra, gelidi, ripidi gradoni. Cosa c’era di affascinante rispetto alla calde, luminose e funzionali palestre di oggi?

TUTTO! Quasi calamitato mi aggrappo alla rete come qualsiasi ragazzino in un playground americano, guardo prima volteggiare pattinatori e pattinatrici lungo le righe circolari segnate sul cemento, poi ragazzi con palle a spicchi “spellate” dal tempo con due giganteschi canestri portati sul campo. Amore a prima vista, una calamita emotiva che mi ruberà l’adolescenza e molto di più, da quel giorno il Dopolavoro Ferroviario di Viale Miramare sarà la mia seconda casa, fra piccole pause per rifocillarsi al bar, il campo in cemento e il campetto secondario abbarbicato su un fazzoletto di terreno salendo diverse rampe di scale; la valvola di sfogo attendendo che i pattinatori finissero la sessione di allenamento.

E più passava il tempo, più le negatività di un posto poco idoneo al gioco della pallacanestro maturavano un senso di appartenenza in chi vi faceva parte: “ah, tu giochi con il Ferroviario?  Voi che giocate sul pavimento duro con la neve a bordo campo d’inverno, con le canotte di lana?”; la risposta era convintamente orgogliosa, solo chi ha calcato quel campo capisce cosa vuol dire perdere qualche dente, sbucciarsi le ginocchia o patire il freddo in panchina per il solo amore della pallacanestro. Solo chi ha fatto parte di una squadra del Ferroviario conserva gelosamente quel sottile ma indistruttibile legame con un vissuto pieno, mai banale e quasi eroico. Tutte le storie intense hanno fatto sfoggio di persone che non si dimenticano, macchiette e professionisti che si sono succeduti, qualcuno purtroppo che non c’è più; tutti comunque che se oggi incrociano gli sguardi per vie cittadine si riconoscono, leggono negli occhi li linguaggio crudo del mitico Ferroviario.

Sul quel campo hanno calcato grandi squadre di pallacanestro, leggendarie squadre di hockey ma chissà perché tutto sembra relativo rispetto alla fortissima connotazione del luogo, la fervida memoria di un ragazzino ha inciso indelebilmente ogni centimetro quadrato di un “fortino” emozionale, di quei gradoni in cemento che schiuderanno la vista al teatro delle rappresentazioni più intense. Come in “Nuovo Cinema Paradiso” di Tornatore, ora lo storico campo del Ferroviario ha una nuova veste, è un campo in erba sintetica con spogliatoi nuovi e luminosi, le tribune sono coperte de teloni e la poesia è definitamente finita in un archivio impolverato. Resta ancora quella gabbia metallica, il campetto ormai dismesso con tabelloni marci e senza canestri, e quei gradoni che un giorno di tanti anni fa anno regalato ad un ragazzino di 6 anni la più bella eredità…..l’amore per la pallacanestro!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il giugno 16, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Caro Raffaele, io quei gradini di cemento li ho saliti più volte in estati torride di fine anni ’60, quando la mitica Triestina di hockey su pista inanellava scudetti e partecipava a coppe europee su quel decrepito campo, allora ancora scoperto, ricordo infatti alcuni incontri sospesi per diluvio. In quella squadra giocavano l’eterno portiere Enzo Mari, Franco Cervo (collega di mio padre al Lloyd Triestino), Roby Pockaj, i compianti Pino Prinz (capitano), Flavio Perok e Romano Martellani, i due bomber, ecc. ecc. Quel campo, con le sue durissime piastrelle l’ho calcato anch’io inizio anni ’70 con la mia Barcolana di basket in Promozione contro il Ferroviario, in cui militava, tra gli altri Sergio Bernobi, da anni apprezzato medico sportivo.
    Voglio chiudere qui l’album dei ricordi, pronto però a riaprirlo se la cosa potesse essere apprezzata; scusa per il tono confidenziale, ma ci accomuna la più bella passione del mondo ed io, pur vivendo a Roma da 34 anni, non ho mancato di mandare un bonifico per 2 abbonamenti, iniziativa lodevolissima, ma purtroppo ancora una volta sottovalutata.
    Un abbraccio ed un augurio di buon lavoro.
    Guido Dreossi (guido.dreossi@libero.it)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: