Pallacanestro Trieste 2004 e una spia accesa, servono rinforzi!

Bisogna tornare sul mercato per dare dignità ad un progetto e ad una piazza

soldiLa favola della squadra triestina, fatta di giovani talenti locali, con americani vogliosi di sbarcare il lunario cestistico europeo, sembra aver incontrato il capitolo della “sorellastra cattiva” Reyer Venezia (azionista della Pallacanestro Trieste 2004 ndr.), che rimette una mesta Cenerentola Trieste sul pullman ad Alleghe con un trancio di pizza fra le mani e 27 punti di scarto sul groppone.

Sempre fedeli al motto estivo del risultato che non fa giurisprudenza, considerando una serata balistica fatta di 8/39 al tiro da due punti, 6/23 al tiro da tre punti e 13/22 ai tiri liberi, sarebbe da sciocchi non vedere quella che è l’evidenza più cruda. Kellen Thornton è un pesce fuor d’acqua senza ruolo, vaga per le praterie non contaminate della linea da tre punti e non morde l’eventuale zona di competenza dell’area pitturata; timido in attacco e poco fisico, per nulla esplosivo e difensivamente impalpabile. Certo, l’educata mano al tiro dalla media lascerebbe aperte le porte della speranza di costruire un giocatore anche utile per la Legadue (?), Trieste però non ha tempo per aspettarlo. Fate poi un Will Harris in giornata storta e ben controllato dalla difesa veneta (sia ben chiaro, anche lui con dei grossi limiti ancora), ed ecco che la truppa di coach Dalmasson è alla mercè di ventenni, fra cui Candussi reduce da anni di poca confidenza con il basket giocato di livello, Urbani al rientro da un infortunio….. come la mettiamo?

Un progetto sui giovani che risulti credibile non significa gettare nella vasca degli squali valenti prodotti locali, addossando loro anche la responsabilità di rappresentare una maglia pesante come quella della Pallacanestro Trieste; investire su di loro vuol dire metterli nella condizione di migliorare di giorno in giorno, in palestra con compagni di squadra anche più esperti e forti, con attori protagonisti sui palcoscenici nazionali che possano dar consigli e proteggere nei momenti di difficoltà. Un po’ come ha fatto capitan Carra ieri, giocando una partita da “fratello maggiore”, da esempio e da salvagente a un folto gruppo di depressi imberbi compagni. Troppo poco però.

La piazza ha digerito la questione estiva del budget ridotto (divenuto poi imbarazzante!), ha digerito il rinnovamento societario, ed ha digerito il low profile in termini di obiettivo sportivo; non può però e non deve digerire la perdita di dignità. Detta senza mezzi termini, questa squadra così com’è strutturata….non si salva!

Bisogna mettere una mano sulla coscienza ed una sul portafoglio, magari pretendendo dal sindaco di Trieste un quinto di quello che si era paventato in sede di contatti economici estivi, garantendo il minimo sindacale di struttura ad una squadra che va ad affrontare un campionato più competitivo di quello dello scorso anno. Cosa vuol dire in termini di “materiale umano”? Due giocatori di livello, un americano e un italiano che spostino, che facciano la differenza, per esempio Denis Marconato nel reparto d’area e una point-guard da poter eventualmente sfruttare come play a fianco di Michele Ruzzier. Servono punti nelle mani? Da che mondo e mondo l’americano con la palla in mano è quello che più facilmente procura produzione offensiva e situazioni di gioco utili ai compagni.

Si, torniamo al progetto caro alle squadre anni ’80, con un terminale leader offensivo e 7 massimo 8 rotazioni credibili, e forse la salvezza avrebbe un senso tecnico. Se è vero che siamo ancora nel precampionato e se è vero che si impara più dalle sconfitte che dalle vittorie, si faccia tesoro di quello visto ad Alleghe e si corra ai ripari preventivamente….e che nessuno faccia la “matrigna” senza coscienza il 12 Settembre!

LO SCOUT DELLA PARTITA (offerto da Fabrizio Colusso)

scout

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il settembre 8, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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