Lituania con tanta qualità, Italia ora in cerca di un posto mondiale

Ora quello che conta per davvero, il posto mondiale

MVP

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E purtroppo alla fine i conti tornano, la Lituania concentrato di fisicità e tecnica messa sapientemente in campo da coach Kazlaukas nell’ultimo quarto mette in fila i coraggiosi italiani, in un tripudio di colori e tifo alla Stozice Arena. La prima considerazione è di tipo ambientale: se la passione cestistica avesse un indicatore chiave, questo lo si vedrebbe nei numerosissimi tifosi lituani presenti in Slovenia e bardati di tutto punto, con tamburi, bandieroni e orpelli di ogni genere (unica domanda, come a loro è stato concesso di portare dentro tutto, e ad altri neanche il lucidalabbra?).

La partita è stata a tratti un clinic di pick’n roll lituano, mettendo a nudo il più farraginoso corrispettivo principio tattico italiano: Kalnietis ha sempre usato il palleggio per prendere vantaggio, uno o due al massimo, scaricando con un timing perfetto il pallone ai lunghi dalle mani educate, per tagli puntuali dal lato debole. L’Italia invece ha “pompato” il pallone per spostarsi da un punto A ad un punto B e nulla più, avendo anche un Cusin particolarmente refrattario al ferro…

La Lituania ha sfruttato a dovere ogni mis-match a proprio favore (quasi tutti ndr.), punendo ogni tentativo di raddoppio difensivo; non a caso nell’ultimo e decisivo quarto coach Kazlaukas ha ordinato agli estrosi esterni lituani il diktat di servire monotematicamente i lunghi in area pitturata, conscio di quanto potesse pagare dividendi a lungo andare. Oddio, è anche vero che tutto quanto scritto stava per sbugiardare i grandi soloni del basket con l’Italia avanti di 3 grazie ad un sontuoso Gentile e ad un Cinciarini sempre più in controllo del match; e la legge del basket non perdona, un tiro uscito di niente di Trevis Diener e una scellerata scelta del figlio di Nando, ed ecco la punizione divina a tinte giallo-verdi-rosse.

Perché dico che alla fine ha prevalso la qualità: nelle sfumature, da un utilizzo del palleggio come esplicitato sopra, a passaggi con i tempi giusti sino a rapidissime “ricezioni e tiro” dei “figli di Sabonis”, passando per il  controllo dei ritmi della partita, la Lituania è nazionale di maggior spessore rispetto all’Italia. Dobbiamo renderci conto che pretendere da Belinelli qualcosa di più della realtà sarebbe ingeneroso: un uomo tattico nella NBA vale come un discreto giocatore di livello europeo. Anche mettere in croce Aradori non lo trovo corretto, il giocatore canturino ha semplicemente preso con personalità i palloni della disperazione e li ha gettati maldestramente,  in un nulla offensivo costruito dai compagni, tutto là.

Non si faccia quindi un processo ad una Nazionale che merita grande rispetto e che ha avuto il primo merito di non piangersi addosso, di non portarsi dietro gli alibi dei fantasmi di Gallinari, Hackett, Bargnani e Polonara, che ha riavvicinato gli amanti della palla a spicchi al colore azzurro. Ora il gradino più alto, con un Datome in forse per un ginocchio gonfio come un melone e pochissime ora di recupero per la truppa di Pianigiani; arriva l’Ucraina del mitico Mike Fratello, squadra tosta che ha tutte le carte in regola per mettere in difficoltà Gentile e soci.

Però è anche vero che essere arrivati sino a qua merita un ultimo sforzo, quel meritato posto ai mondiali che l’Italia deve garantirsi, in quaranta minuti di fuoco!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il settembre 20, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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