Quattro giorni per vivere la passione senza pregiudizi

La clessidra scandisce il tempo dalla prima di campionato e dall’arrivo di Hoover

clessidraIl countdown verso la prima di campionato scandisce i minuti e le ore mancanti, la febbre sale negli appassionati e in chi ha temuto il peggio questa estate, cioè l’idea di non vedere mai più una prima di campionato ad alto livello; la Pallacanestro Trieste 2004 affronterà la Bitumcalor Trento senza Ryan Hoover, una delle punte di diamante scelte dalla società per chiudere il roster, a Trieste l’8 o i 9 di Ottobre, dopo aver risolto il problema del trasloco statunitense.

C’è chi ci crede a prescindere e chi vive di nostalgie

Senza troppi giri di parole: è finito il pionierismo cestistico e la passione negli appassionati triestini a prescindere dal prodotto finito. Nell’epoca del consumismo sfrenato e con godimento simultaneo, il tifoso non si abbona più per vedere i talenti locali esplodere in casa propria, non fa le file per seguire italo-americani ruvidi come ex giocatori di football, o americani passaportati….attende nostalgico l’arrivo di un fantomatico mecenate, con conseguenti investimenti faraonici per top player di sicuro spettacolo. Per una campagna abbonamenti statica a dir poco, c’è un’altra fetta importante cittadina che invece sembra animata da spirito battagliero, quella che istintivamente gioisce di primo acchito per poter vedere l’alba della prima di campionato, per poter vivere con ansietà i giorni che precedono il gran ballo, che capisce quanto irta è la strada per la salvezza, ma proprio per questo ancora più intrigante. Il 6 di ottobre Trieste avrà il suo “lusso” (come lo ha definito il sindaco Cosolini) e la propria tradizione, e questa è senza ombra di dubbio una prima vittoria, prima ancora della palla a due.

Trarre conclusioni quando ancora si è in fase evolutiva

Con l’arrivo di Ryan Hoover il bar dello sport ha visto incrementare gli avventori e le disquisizioni sul roster allestito dalla triade Ghiacci-Bocchini-Dalmasson si sono sprecate: “manca un lungo, un trentanovenne non era l’ideale per l’intensità della squadra, era meglio Hicks, ecc. ecc.”. Tutte mezze verità che sanno però di affrettate conclusioni. Siamo all’anno zero della Pallacanestro Trieste 2004, non perché si volta pagina con l’arrivo di Mario Ghiacci (o forse anche), ma proprio perché ZERO sono le finanze con cui si è dovuto lavorare in sede di mercato; virtuosismi contrattuali hanno permesso di rinforzare la squadra con l’arrivo di Dane Diliegro, la probabile sorpresa di tutta la Legadue per la prossima stagione, e con un mestierante dalla mano torrida come Ryan Hoover, tutto il resto rientra nel previsto piano “scommesse-benefici”. Se il pacchetto così com’è è senza ombra di dubbio un’armata brancaleone (anche nell’accezione più positiva del termine), è anche vero che il Presidente Ghiacci ha cominciato da un mese circa la campagna di reperimento finanze per il domani; con questo cosa voglio dire? Che se oggi in cassa il piatto piange, domani non è detto che non sia rimpolpato di moneta sonante per correggere in corsa la creatura a disposizione di Dalmasson. Il pruriginoso desiderio di scoprire il reale “colpevole” del mercato 2013/14, o lo scaricare il barile da parte degli attori protagonisti è un esercizio inutile ai fini del principio di fondo, secondo cui non era possibile (o quasi) aspettarsi un roster di livello al prezzo di una pacca sulla spalla.

Potrà essere discutibile, ma l’approccio è quello giusto

“voglio vincere!” sono queste le prime parole di Ryan Hoover da triestino e, se ai più può apparire come la più banale ruffianata verso il popolo biancorosso, così non è. In quelle due parole è racchiusa l’essenza di un trentanovenne con lo spirito di sempre e una mentalità vincente, confermata dall’ ex compagno di squadra Davide Cantarello. Serve appunto una personalità forte, impermeabile a tutto e positivamente impostata con paraocchi come un cavallo di razza verso l’unico obiettivo: la vittoria.

Spesso ho visto in squadre di pallacanestro giocatori molto forti, incastonati perfettamente nelle logiche del ruolo, anche produttivi in termini di punti o rimbalzi…..ma ancora più spesso ho visto giocatori considerati inutili, dal background relativo e fisicamente non trascendentali, far esplodere d’entusiasmo una città!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il ottobre 2, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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