Manifesto, Fossati MVP, la scelta vincente e la vergognosa assenza della diretta

Il manifesto della stagione che sarà

Se qualcuno dovesse rappresentare con una partita la possibile stagione della Pallacanestro Trieste 2004, potrebbe tranquillamente prendere Imola-Trieste come il manifesto perfetto. Partita intensa, dura, in un campo caldo, in cui la  squadra di casa prende entusiasmo da alcune triple e dal sostegno delle mura amiche per volare quasi in doppia cifra di vantaggio; dall’altra parte una squadra che sa soffrire, che perde pezzi per strada (Candussi) ma non si demoralizza, che sfrutta tutti i cilindri del proprio motore, Fossati su tutti, per rientrare lentamente e sferrare la zampata decisiva nel supplementare. Pietanza condita con tanta mostarda, da alcune “preghiere” segnate da Young a fil di sirena e da scelte coraggiose (vedi Dalmasson nel capitolo dedicato), da leadership ritrovata di un Hoover già calato nel ruolo. Insomma sudore, tensione e passione, la stessa che ha animato il gruppo di tifosi triestini (mischiato con i gemellati forlivesi) che ha caricato a dovere la squadra sino all’urlo di gioia del quarantacinquesimo minuto. La salvezza di Trieste passerà per tutte queste istantanee cestistiche, da viverle domenicalmente, senza dar nulla per scontato.

Fossati MVP, Ruzzier di un altro livello e Mastrangelo con il turbo

mastroNon è una provocazione né una forzatura, Massimiliano Fossati è stato il mio personale MVP dell’incontro; chiamato da coach Dalmasson a dare minuti importanti sul parquet, lui ha dato ben di più: punti, una tripla fondamentale, una fisicità che ha messo in difficoltà un certo Mitchell Poletti (20 centimetri e 20 chili in più), una difesa con occhi iniettati di sangue. Tradotto: ha fatto più di Urbani e Candussi messi assieme. Michele Ruzzier, forse esaltato dalle lusinghe pesaresi, ha giocato una partita di un altro livello: sempre in controllo, terminale credibile nei momenti difficili della squadra, creatore di gioco ispirato con l’avversario a leggere sempre la targa nell’uno contro uno; il ragazzo di scuola Azzurra da consumato giocatore di categoria si è nascosto nel precampionato per esplodere quando contava, superlativo. Il “mastro” apostolicamente elargisce qualche tiro libero di troppo alla sua ecumenica partita, per poi scatenare l’inferno mettendo il turbo: penetrazioni ad alta quota, triple esiziali, e la capacità di far trasecolare tutti al momento del richiamo in panchina del coach a pochi minuti dal termine; il diavolo in corpo.

Ci abbiamo provato….niente, ancora una volta ha ragione lui

Mancano un paio di minuti alla fine della partita, in un momento topico: Dalmasson richiama Daniele Mastrangelo, fino a quel momento l’iradiddio, e nel contempo rimette sul parquet un Harris inguardabile; la “penna” appuntita del sottoscritto stava per inchiodare sulla croce l’allenatore a pubblico ludibrio, sicuro di avere il popolo dalla propria parte. Niente da fare, Will Harris gioca la carta della miglior versione difensiva dell’anno bloccando il rebus Dordei (con Trieste sempre ispirato ndr.), infila una tripla nel supplementare di peso specifico infinito e Trieste vince la sfida con Imola…. Ok, testa bassa e pedalare in sala stampa, ha vinto ancora lui!

Diretta radio assente: INCONCEPIBILE!

Non vogliamo trovare colpe e colpevoli, vogliamo semplicemente stigmatizzare quello che è un assurdo nella seconda serie nazionale di basket: la Pallacanestro Trieste 2004 a Imola non è stata seguita da alcuna diretta radio, un servizio NECESSARIO, una tradizione mai venuta meno, un veicolo mediatico di sicuro impatto. Lo capiremo si o no che nell’era della multimedialità il messaggio viaggia in streaming per ogni cosa? Vogliamo capire che investire nell’ambito mediatico porta un ritorno sicuro di sponsorizzazioni? Alle volte sembra di avere a che fare con novizi del settore, o vecchi tromboni ancorati ancora a logiche di retro-bottega, piuttosto che a slanci moderni di comunicazione. Ascoltare la diretta radio era ed è romanticismo sportivo, è passione e seguito…..togliete anche quella, e l’anima muore.

Candussi, Tonut e Urbani a lezione di cattiveria, accelerata

Ragazzi, qua o si reagisce…..o il treno scappa. Purtroppo nello sport professionistico (io lo ritengo tale al di là delle categorie e degli statuti) non c’è spazio per le lunghe attese; la vita di un cestista è breve e soprattutto ti mette di fronte ad esami continui. Ormai per il trio sopra citato il “praticantato” è finito, la Legadue è “luogo di lavoro” per cui si è assunti a termine, bisogna aggredire questo privilegio a tutti i costi. Come sempre un allenatore non pretende produttività numerica, non pretende follie balistiche da leggenda, pretende poco e soprattutto non ammette una sola cosa: mollezza. L’impatto dei tre giocatori con le prime stagionali è stato, per capirci, da sfida di settore giovanile, con pulizia tecnica degna di nota ma zero cattiveria agonistica; per l’amor d’iddio, capirebbe chiunque che non è nel DNA caratteriale, però diventa necessario istinto di sopravvivenza. Fossati docet.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il ottobre 14, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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