La missione impossibile: conquistare Giulietta in una notte

La missione impossibile contro Verona

Giulietta-Romeo-per-un-giornoTrento il monito, Imola l’obiettivo stagionale, Verona…il premio per esserci. Si, la sfida con i forti scaligeri suona molto come un invito galante a Giulietta da parte della Pallacanestro Trieste 2004 per festeggiare la permanenza in seconda serie nazionale, dando quindi un senso alle domeniche cestistiche dei triestini, godendo di uno spettacolo di livello. Occhio che l’invitata ha un carattere difficile, se si sbaglia una mossa, rischia di finire in gloria la serata…seppur vero che la squadra di Dalmasson non ha obblighi particolari. La vittoria in quel di Imola ha dato la possibilità a Carra e soci di vivere con estrema serenità la “missione impossibile” di domenica, aspetto psicologico quanto mai utile per tornare davanti al proprio pubblico dopo la scoppola alla prima stagionale.

Nella sfida incrociata fra pari ruolo, sulla carta, non c’è partita, la Scaligera Basket Verona presenta un roster senza falle, compatto e mixato perfettamente fra estrosi attaccanti come Jerry Smith e lavoratori di fatica come l’ex di turno Luca Gandini. Quindi come potrebbe Trieste venirne a capo di tutto ciò?

Usando la carta di chi non ti aspetti, delle variabili impazzite che hanno caratterizzato il mercato giuliano estivo e che potrebbero mettere benzina nel motore. Parlo in primis di Will Harris, certamente non trascendentale ad inizio campionato, ma attaccante nel DNA e capace, se scaldato, di essere realizzatore “di striscia”; parliamo di Stefano Tonut, illuminato nella pre-season e alla ricerca di quella scossa che faccia definitivamente prendere possesso del potente mezzo a disposizione, e Francesco Candussi, fisiologicamente “punito” dalla desuetudine all’agonismo di un certo livello, ma con caratteristiche tali per mettere in difficoltà i pari ruolo.

Ma forse quanto sopra riportato non è la giusta chiave per interpretare il codice dalmassoniano, fatto cioè di “sistema” offensivo, di difesa compatta di squadra e quindi di un denominatore comune: coesione. La sola arma che può accrescere la forza esponenzialmente, anche in una sola sera, è la volontà di giocare assieme, sprigionando l’intensità difensiva consueta al limite del fallo e facendosi trascinare in attacco dai leaders naturali del gruppo, Ryan Hoover e Dane Diliegro.

Unione d’intenti vuol dire anche simbiosi con la propria gente; auspicabile che il PalaTrieste si riempia rumorosamente di molti appassionati, a dire il vero come è stato nella prima partita contro Trento, animati da un concetto chiaro: il gap è ampio, la razionalità porta ad altre conclusioni, ma dentro quel contenitore di emozioni fra due canestro si è visto e vissuto di tutto….anche veder capitolare Giulietta alle lusinghe triestine, per una sola notte di passione.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il ottobre 19, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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