Il sapore antico, il lato oscuro di Harris e il sogno di un giovane coach

Ha un sapore antico lo spirito della squadra

Qualcuno brizzolato o qualche figlio di brizzolati si esalta primordialmente alle gesta dei giovani ragazzi di Dalmasson, talenti “scortati” da spalle larghe come quelle di Diliegro, Hoover, Carra e Harris, ma fortemente convinti nel portare con orgoglio il vessillo alabardato. Vivere con pochi quattrini, far quadrato in “famiglia” per arrivare a fine mese, uniti nell’obiettivo di vincere più partite possibili per garantire la salvezza a Trieste; la memoria ripercorre a ritroso il film del basket locale e vede forti somiglianze con uno sport ormai dimenticato, a tinte bianche e nere, o per meglio dire nero-verdi. Si si…gli stessi presupposti societari, la stessa identità indigena e il comun denominatore di una selvaggia intensità ad ogni palla a due; questa squadra reincarna il mito dell’Hurlingham Trieste. Manca il “one man show” come Rich Laurel, ma c’è tutto il resto che serve per far accadere cose impensate; la Scaligera Basket Verona è squadra nettamente più strutturata di Trieste, ha giocato una partita buona ed ha avuto anche un validissimo motivo per portare a casa il successo comodamente, essendo stata sul +14; tutto ciò non basta contro lo spirito dei nuovi leoni biancorossi, figli, o forse nipoti, della tradizione cestistica triestina.

Good job Will! Il lato oscuro di Harris

Questa volta Will spiazza tutti, sottoscritto compreso; etichettato come attaccante monodirezionale, con accenni di latente indolenza, e poco incisivo….la sua figura sta velocemente trasformandosi in una camaleontica pelle da giocatore europeo consumato. A Imola per nulla indispettito dai soli 8 tiri presi e da medie deprimenti, rigettato in campo da Dalmasson per i minuti decisivi trasforma la prova incolore con una difesa su Dordei degna di questo nome e una tripla dal peso specifico notevole; contro Verona alza il tiro, annulla Da Ros “rimbalzandolo” ad ogni contatto, occupa l’area pitturata con poderosa presenza a rimbalzo (13 carambole 13) e, ma solo in ultima nota, segna punti decisivi. Vuoi vedere che l’attaccante spuntato delle ultime settimane della pre-season diventa il jolly decisivo per marcare i 4-5 avversari?

Scrittura da film, e coach Praticò vive il sogno di una vita

foto D.Cechet

foto D.Cechet

Neanche Tornatore o Salvatores potevano scriverla meglio, neanche un film sportivo americano con Al Pacino poteva essere sceneggiato così perfettamente: mancano quasi 5 minuti alla fine della partita con un equilibrio difficile da spezzare. Coach Dalmasson subisce l’ennesima castroneria arbitrale e con un doppio tecnico viene espulso dal match; ok, veloce sguardo al suo giovane assistente, e coach Praticò che dentro di sé recita in silenzio: “ma che ce l’ha con me? Proprio tocca a me?”. E’ un attimo, come un attore consumato lancia la giacca d’ordinanza verso la panchina, realizza in un micro secondo che in quei cinque minuti avrà l’occasione della sua vita… e poi sotto a mettersi in quello per cui ha lavorato per anni, allenare. Da indicazioni e tutti, sbraccia, difende con la squadra e resta in apnea sull’entrata di Ruzzier decisiva. La sirena del quarantesimo minuto è un suono dolce come l’avvolgente abbraccio del Palatrieste, gli abbracci degli addetti ai lavori, dei giocatori e un probabile carico di paste da portare al prossimo allenamento sono il testamento di un sogno da raccontare ai nipotini: quella volta che al Palatrieste, davanti a migliaia di persone, ha guidato alla vittoria la squadra della propria città contro la corazzata Verona…..

La gente vuole sapere

Terza puntata della “polemica” in filodiffusione: vi immaginate adesso tutte le persone, ebbre di gioia dopo la vittoria contro Verona, aspettare la prossima sfida a Jesi di domenica senza commenti in diretta? Dobbiamo nuovamente vivere di tam tam mediatici su social network o incaponirci sull’imbarazzante sito della LNP per sapere delle gesta di Ruzzier e soci? Auspicabile vedere nuovamente in trasferta una frangia del tifo, ma non potendo esserci un esodo per questioni logistiche, la società faccia il possibile per non rallentare il tumultuoso battito cardiaco dell’appassionato di basket triestino, atavicamente legato al teatro di casa ma anche a quella voce lontana, occhi di chi non può vedere lo spettacolo sportivo.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il ottobre 21, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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