La forte Brescia nel mirino, urge ritrovare compattezza

Arriva Brescia, imperativo risollevarsi

L-Mentalità-2Quando si incappa in una prestazione sotto tono, la miglior medicina è tornare sul parquet prima possibile, prima cioè che la psiche metta in moto dei meccanismi perversi per il crollo dell’autostima; purtroppo per la Pallacanestro Trieste 2004 non è un assunto da sottoscrivere giocando contro il tempo per il recupero di Ryan Hoover, ai box per una micro lesione di 5 mm. Quanto manca il playmaker-guardia di passaporto belga alla squadra di Dalmasson? Tantissimo, e non certo per i numeri; Hoover per esperienza, ruolo  e personalità, è cestista che in primis catalizza l’attenzione delle difese avversarie dando la possibilità ai compagni di sgravarsi di responsabilità eccessive. E’ un “apri scatole” se ce n’è uno, scaltro nel procurarsi falli, pratica quanto mai utile nei momenti di aridità offensiva; non è un caso che la sua assenza è coincisa con le peggiore espressioni di squadra, non è un caso che con la sua presenza il rendimento di Ruzzier è accresciuto.

Ovviamente non si banalizzi quanto appena espresso, le sconfitte della Pallacanestro Trieste non possono ascriversi alla sola assenza di Ryan, urge quindi un cambio di rotta nel concetto di REAZIONE DI GRUPPO. Di fronte arriva una Brescia che, come molti altri roster della Adecco Gold, annovera nomi importanti del panorama cestistico nazionale: da Fabio Di Bella, playmaker penetratore, al figlio d’arte Robert Fultz, sino alla coppia di americani: Tamar Slay, che se indovina la serata giusta è capace di tutto, ma proprio tutto, e J.R. Giddens, a mio modo di vedere il giocatore più totale della categoria. Al timone coach Martelossi, allenatore dell’anno la passata stagione, garanzia di continuità e spessore in una società, quella bresciana, ambiziosa.

Rimane la convinzione che Trieste debba guardare in casa propria, nelle testoline dei protagonisti e nell’approccio alla gara; prima Carra e soci entreranno in quello straordinario mantra cestistico che domenicalmente la scorsa stagione allineava tutti al massimo rendimento fra le mura amiche, e prima la via della salvezza sarà spianata. Altrimenti, se solo un cenno di presunzione, di appagamento e rilassatezza abiteranno i pensieri dei ragazzi di Dalmasson, il futuro sarà un percorso impervio, una jungla.

La curva si colora e si rianima di giovanissimi

Si vuole dare un senso di appartenenza, la società Pallacanestro Trieste 2004 ha pensato di varare, dalla partita casalinga contro Brescia, una nuova iniziativa: “la Curva del basket giovanile”. In cosa consiste questa mossa mediatica?

Semplice, dal minibasket agli under 19 tutte le società di pallacanestro potranno portare con orgoglio i colori societari propri all’interno del Palatrieste, coagulandosi in curva a supporto del tifo più caldo; il significato è sin troppo evidente, da una parte si vuole esaltare il concetto di appartenenza a colori sociali delle società d’adizione, dall’altro rinverdire gli entusiasmi sopiti per la prima squadra cittadina e regionale, provando ad alzare i decibel del palazzo assieme alla Curva Nord.

Sinergie a tutti i livelli insomma, perché lo si sapeva sin dal principio, questa stagione o si trova unità d’intenti o l’impresa salvezza sarà una chimera.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il novembre 2, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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