Perdita di identità, condizioni fisiche e spiriti maligni

Perdita’ di identita’, esame per tutti

Tutti gli incroci possibili degli astri spingevano nella direzione di rivedere puntuale la resurrezione sportiva della Pallacanestro Trieste 2004 contro la rivale di Ferentino; giocatori recuperati, sconfitte brucianti alle spalle e un’insana voglia di regalare ai tifosi una gioia dopo tanto tempio; ah si, mettiamoci anche un tegolone come l’assenza di Green nelle fila ospiti, e la tavola sembrava imbandita a dovere. Peccato che il pasto sia stato poi indigesto al massimo, a a tal punto che l’Alka Selzer dell’unico vantaggio triestino non e’ servita a “liberare” il pesante mappazzone domenicale. In un gioco e in una filosofia “di sistema”, come logica dalmassoniana, la cosa piu’ grave e’ che non c’e’ piu’…un sistema. Manca un sistema difensivo coeso e competente per quaranta minuti, manca fluidita’ offensiva, manca soprattutto quel “sacro fuoco” da sfavoriti delle prime giornate; che il groppuscolo creato in estate si sia di colpo imborghesito?  Sempre per una coerenza di lettura, se parliamo di un “sistema”, tutto il sistema ora deve fare un esame di coscienza, giocatori, allenatore e societa’; se e’ vero infatti che fino ad ora si era pazientemente cavalcata la filosofia del dar tempo al tempo, dopo Ferentino e soprattutto dopo 5 sconfitte consecutive, tutto deve essere soppesato diversamente: il rendimento di giocatori come Hoover, Ruzzier, Mastrangelo in forte calo, le scelte del coach di togliere Carra nei minuti di puro ardore agonistico del capitano, l’idea societaria di gettarsi sul passaportato Ryan e ricavare una prestazione da 2 punti, su tiri liberi, denunciando una difficolta’ evidente a liberarsi per un tiro. Giornalismo da banderuole? Forse si, anche se tutte le cose hanno una legittima autonomia, il tempo fisiologico di esplicitarne i contenuti. Necessario pero’ che torni la stessa sinergia fra i giocatori e l’allenatore, quel linguaggio comune che fino a poco tempo rendeva la macchina Pallacanestro Trieste 2004 un mezzo solido mentalmente e aggressivo nel motore, comunque un prodotto che se non si faceva ammirare per belta’, almeno si faceva ammirare per abnegazione. La squadra e’ mediocre, se presuntuosa, diventa da retrocessione.

Condizioni fisiche incidenti sul rendimento?

Forse è solo un’impressione, forse è una conseguenza di uno stato mentale, fatto sta che gran parte dei giocatori a disposizione di coach Dalmasson sono sembrati giù di tono atletico; vedere Mastrangelo o Tonut essere sempre battuti nel primo palleggio o comunque in ritardo difensivamente è più di un campanello d’allarme. Non ci è dato sapere se la preparazione estiva abbia previsto una fase di scarico novembrina o se gli allenamenti a singhiozzo del gruppo abbiano minato la regolare scaletta di marcia, resta l’impressione di un pericoloso elemento destabilizzante.

Segnali inquietanti di contorno

spiritiChe la serata sarebbe stata infausta lo si era capito da sinistri segnali d’ambiente, un Palatrieste posseduto da spiriti maligni. A cominciare dall’inno nazionale interrotto o in versione “scratchata”, ai led spenti (eccetto uno) sui tabelloni pubblicitari a bordo campo, sino al tabellone elettronico  a far le bizze. Sinceramente la “confezione” triestina rappresentava il prodotto interno alla perfezione, sperabile che tutto si rimetta a posto, anche perchè non è stato un bel spot agli occhi e le orecchie dell’allenatore della Nazionale Pianigiani.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il novembre 18, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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