“Mamma mia…”, il made in Italy che fa tendenza a San Antonio

San Antonio Spurs v Atlanta HawksSeguo distrattamente la NBA, anche perchè a detta degli stessi addetti ai lavori statunitensi, la stagione regolare ha un grafico ben disegnato che concede due o tre momenti veramente intensi dal “pathos” europeo (quello da me preferito), prima dell’impennata dei play off, vero concentrato di pallacanestro spettacolo. Seguo invece con maggior attenzione le sorti dei nostri azzurri, patriottismo spontaneo ma soprattutto metro di quello che il movimento sta esprimendo al massimo livello possibile: tralasciando il Gallo ancora ai box e il buon Datome alle prese con il dazio da pagare quale materiale cestistico d’importazione (ma perchè?), i due esponenti sotto i riflettori sono Andrea Bargnani e Marco Belinelli. Il primo sembra dover pagare il peccato originario da uomo draft, divenuto negli anni poco ambiziosi di Toronto “uomo scout” per il brillante curriculum statistico a discapito di una “garra” latente; l’occasione di New York come nuova verginità cestistica, ed ecco più rimbalzi, stoppate e i consueti punti; peccato che coach Woodson abbia tracciato il solco (o l’auto affossamento?), con gerarchie chiare: Melo per l’isolamento, J.R. Smith con licenza di sparare ad ogni transizione offensiva e da ogni dove, e il “pick’n pop” con destinatario il Mago, il quale sa ben cosa fare con la palla in mano.

Ma la metamorfosi più eclatante e’ decisamente quella di Marco Belinelli, passato da uomo esasperatamente tattico NBA, annoiato agli angoli del campo aspettando un possibile scarico per la tripla, a giocatore totale proveniente dalla panchina in una squadra da titolo. Ma come e’ possibile immaginare l’anarchico esterno fortitudino, dedito a tiri impossibili cadendo all’indietro o l’egocentrico (per necessità ndr) giocatore in maglia Nazionale, incastonarsi perfettamente nei rigidi dettami di generali inflessibili come Thibodeau e coach Pop? La parola chiave a mio modo di vedere e’ una sola: AMBIZIONE. Marco Belinelli ha più di ogni altro alzato l’asticella delle difficoltà, ed ha capito che per arrivare all’obiettivo, necessario e’ seguire regole di grandi timonieri, curando ogni aspetto del gioco, aspettando il momento opportuno per aggredire il palco (vedi l’infortunio a Hamilton a Chicago). Da allora l’anarchico sosia di Sylvester Stallone (secondo gli americani ndr.) e’ stato un crescendo tecnico-tattico, uomo da letture perfette mantenendo nel dna la personalità per prendersi il tiro decisivo; le ultime tre partite giocate con San Antonio sono un capolavoro Made in Italy: punti senza sbavature, difesa e visione di gioco, intesa fraterna con Ginobili e la sensazione che presto possa conquistare i gradi di pretoriano di coach Popovich.

Giocatore veramente completo e solido il nostro Marco, uno smacco a chi l’aveva etichettato troppo velocemente come un presuntuosetto ragazzotto di provincia con in testa i grilli della NBA, ad oggi la miglior espressione cestistica italiana, per singole partite, nel panorama americano.

“Mamma mia…Marco Bellinnelliiiiii” gridò il commentatore dalla AT&T Center…

Raffaele Baldini

Pubblicato il dicembre 4, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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