Perdita di identita’, i dispersi e le note liete

Squadra che sta perdendo identita’, ora diventa dura

munchLa pallacanestro non e’ una corsa di cavalli con paraocchi, non e’ neanche calcio dove possono esistere atleti preposti per la chiave difensiva o offensiva, per fortuna e’ completezza e coinvolgimento su ogni aspetto tecnico-tattico. La Pallacanestro Trieste contro Casale sembrava l’ “albero di Natale” ancelottiano con Coronica a fare il difensore, Hoover il centrocampista metodista e Candussi l’attaccante di peso…tradotto: si e’ spesso attaccato con 4 giocatori (Coronica escluso) e si e’ difeso con altrettanti 4 (Hoover escluso). L’identita’ della squadra di Dalmasson era caratterizzata da un sistema fluido e in cui tutti i componenti avessero incidenza, ora e’ una macchina lenta, prevedibile e soprattutto senza idee; sono capitate diverse situazioni in cui la palla e’ stagnata in post basso per i vari Diliegro e Harris, senza una linea di passaggio utile per i compagni, senza un movimento smarcante. Risultato? Uno contro uno forzato al ventiquattresimo secondo. L’identita’ aveva una forte connotazione difensiva, di squadra, con gomiti appuntiti d’area come Diliegro o Fossati; contro Casale e’ andata in scena addirittura la versione ecumenica del buon Dane: sorridente, paciere di situazione spigolose, la copia con ammorbidente vista a Forli. Senza Mastrangelo, Trieste nel reparto esterni ha solo in Coronica un giocatore capace di limitare l’americano di turno o perlomeno un palleggio di penetrazione, immaginate quindi le rotazioni difensive lente sui tiratori piemontesi che danni hanno prodotto…

Ah si, non mi si dica che i 66 punti di Casale denunciano buona difesa triestina, semplicemente mancano i punti di Dillard e 2-3 minuti folli nel finale dei piemontesi.

Il teatro dell’assurdo, giocatori chiave mentalmente fuori partita

Stucchevole e incomprensibile: la sceneggiata domenicale di Ryan Hoover contro la terna arbitrale, aggiunge un altro capitolo alla saga, quello del confronto con il pubblico del Palatrieste. Un mio vecchio allenatore diceva:  con il passare degli anni dove non arriva il fiato, arrivano le parole…

Con i suoi quasi quarant’anni Hoover e’ arrivato a Trieste per fungere da guida ai giovani virgulti del roster, da uomo faro che controlla testa e fisico in funzione della gestione delle forze; niente da fare, un tiratore puro che onestamente ha dimostrato di poter essere una sentenza quando alza la mano da oltre i 6,75 si perde in continui palleggi, in inutili tentativi di battere il proprio avversario dal palleggio, tirando 5 volte 5, ma soprattutto veste i panni della “suocera” in un lamento senza fine per i minuti di campo.

Per Diliegro la questione e’ diversa: no palloni giocabili-no basket, cosi potrebbe essere sintetizzata la prestazione incolore del muscolare giocatore d’area. Se lasciata fuori dei giochi, la belva famelica vista a Forli diventa un gattino che fa le fusa e che si lascia scivolare quaranta minuti di partita (e qualche rimbalzo); non si puo’ prescindere dal servire con continuita’ il totem italo-americano, possibilmente non facendo gravitare attorno, compagni di squadra a 2-3 metri.

Will Harris e’ stato il migliore per 30 minuti ma come sempre sparito nei momenti clou; ingeneroso ruolo nelle squadre di basket, l’americano deve essere un terminale credibile e con responsabilita’ massima; altrimenti, uniformato agli altri, abbassa il valore tecnico della squadra.

Posto che questi sono i tre giocatori piu’ importanti e i loro rendimenti parlano chiaro, ci aspettiamo la salvezza dai giovani Candussi, Tonut o Ruzzier? Magari, ma non sarei certo che lo si possa fare oggi….

Le note liete….i giovani crescono

Non e’ la prima partita che Francesco Candussi dimostra di aver metabolizzato il campionato di Adecco Gold; anche a Forli, se di fronte non si registrava la prestazione “monstre” di Diliegro, il lungo dalla mano morbida avrebbe avuto minutaggio e considerazione del coach. Che il ragazzo fosse intelligente e sereno lo si era capito anche nei momenti difficili, in cui battagliava con il canestro e subiva la fisicita’ degli avversari; la pazienza come virtu’ dei forti, sta dando discreti dividendi e un girone di ritorno che potrebbe diventare importante. Poi, in uno sport dove i valori tecnici contano ancora, 211 centimetri con quella mano da tre punti e in generale da fuori, non li svendo.

Se Stefano Tonut avesse un terzo del carattere di Diliegro probabilmente parleremmo del piu’ forte prospetto in Adecco Gold; ha tutto per battere regolarmente il proprio difensore ed arrivare al ferro ogni santa azione offensiva, ha una discreta mano da fuori e ottima elevazione. Proprio nelle gesta si capisce spesso il limite di un giocatore, e parlo soprattutto in penetrazione: al di la’ dell’eleganza innata, Tonut ha sempre bisogno di un “hesitation” in volo, di cadere lateralmente tirando, di un espediente figlio della latente “paura” (in forma ovviamente minima). Passato questo piccolo scoglio mentale, troviamo un gran bel giocatore, con la doppia cifra costante in faretra.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il gennaio 6, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Stefano Saponaro

    Bravissimo Raffaele! Condivido totalmente!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: