L’editoriale di Basketnet:30 anni fa…quando il basket in televisione contava

giordaniPer fortuna il 1984 racconta di un epoca per immagini, anche a colori (seppur sbiaditi), di improbabili accostamenti cromatici nel vestiario di tutti i giorni e di personaggi che purtroppo sono in pensione o non ci sono più. Era l’anno della Domenica Sportiva in cui l’intramontabile Aldo Giordani sgomitava con “tagliafuori” offensivi per garantire visibilità alla pallacanestro, 9 minuti e 40 secondi di inestimabile valore mediatico!

Si cominciava con l’introduzione della “signorina buonasera” Mariolina Cannuli, una che a differenza delle prosperose improvvisate presentatrici sportive di oggi, era capace di riconoscere ed abbinare sponsor (e che marchi!) a città d’appartenenza; anni in cui la serie A1 annoverava squadre poi scomparse dal panorama cestistico nazionale come Gorizia, Fabriano e Bergamo, con il dominio dall’alto della Simac Milano. La classifica e poi la A2, con le ancora “timide” Treviso e Siena, e altre nobili poi decadute come Padova, Vigevano e Mestre. Poi il timone magistralmente governato da Aldo Giordani, un martello senza soste per sfruttare i sacri minuti del palinsesto, fra considerazioni, domande agli ospiti  e velati cenni al regolamento per venire incontro alla massa di telespettatori non edotti in materia.

Intanto scorrono le immagini di palazzetti colmi di passione, alcuni come quello di Reggio Calabria costruito in 4 mesi, e la pallacanestro fortemente tecnica, dai ritmi cadenzati. Non c’era nulla di esasperato in quel tipo di prodotto, nessuna ostentazione di conoscenza in chi la raccontava, la candida esposizione degli attori protagonisti senza paraventi: Kim Hughes alla domanda relativa a quanto fosse difficile giocare contro Meneghin, risponde: “avrà fatto venti falli e gliene hanno fischiati forse 4…”, in mezzo ad altre considerazioni sull’assoluto valore del Dino nazionale. Beata franchezza.

Sembrerà la solita anacronistica sfogliata di un album ingiallito dei ricordi, parallelismo improponibile con l’epoca attuale per condizioni economiche, sportive e mediatiche differenti. Invece sono convinto che un comun denominatore possa scardinare l’egemonia calciofila imperante: lo spazio televisivo. Non c’è sport più televisivo del basket, non c’è partita che non emozioni più di quella che può rovesciare le sorti con un tiro, in un secondo e da ogni parte del campo. Per farlo entrare nelle case è necessario però passare per la porta principale, per la visibilità “in chiaro” e non attraverso entrate secondarie, tipo Raisport satellite. Una volta conquistato l’ “ossigeno”, si investa su competenze appassionate e non su ingessati filo-aziendalisti dall’appeal nullo.

Inseriamo la macchina del tempo, recuperiamo gli aspetti positivi di 30 anni fa, siamo anche disposti a rinunciare alla “signorina buonasera”…

Raffaele Baldini

Pubblicato il gennaio 7, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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