“Questi siamo”, il recidivo, il “Ganda” d’annata e l’inferno dantesco

“Questi siamo”

Riprendo con convinzione le parole del coach (di qualche settimana fa) alla disamina dell’ennesimo rovescio stagionale in trasferta; avevo gia’ detto che i tempi per le giustificazioni sono finiti, per tutti, giovanotti compresi. “Questi siamo” e’ un modo per dire che la Pallacanestro Trieste 2004 nella sostanza (e non nelle pie illusioni di pre-campionato) e’ formata da 2 giocatori (Marco Carra e Dane Diliegro), da due americani con rendimento altalenante, un virgulto che in barba alla gogna mediatica del primo periodo sta venendo fuori con carattere (Francesco Candussi), e ben poco altro. Anche il manifesto giovanile di livello rappresentato da Michele Ruzzier e Stefano Tonut sta sbiadendo sotto le piogge incessanti invernali, inanellando una serie di prestazioni incolori, sia a livello caratteriale, che tecnico. Il resto della truppa commuove per abnegazione ma e’ lontana dalla pallacanestro di seconda serie, competente anche a livello difensivo, improvvisata offensivamente. Anche qui un episodio significativo: rimbalzone offensivo di Fossati in area, il piu’ vicino avversario a tre metri, e lui esce in palleggio servendo il compagno, neanche degnando di uno sguardo quel magico ferro con la retina, elemento utile al giuoco della palla al cesto (altrimenti il sig. Naismith avrebbe risparmiato anche i due cesti di arance illo tempore).

Era purtroppo una preoccupazione paventata da tanti ad inizio stagione: qualora la squadra avesse avuto bisogno di punti salvezza pesanti e la situazione sarebbe divenuta “calda”, il rischio di perdere l’ “ignoranza” (in senso positivo) cestistica dei giovani sarebbe potuta materializzarsi con effetti  conseguenti. Se poi qualcuno piu’ esperto fa di tutto per destabilizzare il gruppo con atteggiamenti non consoni, allora “questi siamo”….

Salvate il soldato Ryan…..come?

Come l’avvocato Taormina nella vicenda di Cogne, in pratica un uomo solo nel tentativo di difendere quello che pareva indifendibile (non sta a me giudicare la questione, rappresentavo solo l’aspetto mediatico della vicenda); cosi il timido sforzo di “salvare” Ryan Hoover dalle critiche e’ praticamente un virtuosismo giurisprudenziale.

E pensare che il belga aveva fatto di tutto per far cambiare idea ai critici piu’ feroci: partendo dalla panchina subito incisivo, con precisione da oltre l’arco e brani difensivi mai visti sino ad ora; una risposta di carattere come era prevedibile aspettarsi.

Poi, il solito ossigeno che manca e l’inversamente proporzionale incremento delle polemiche con la terna arbitrale, con avversari e pubblico; pian pianino la guardia si nebulizza fra le tavole parchettate per poi materializzarsi in un gesto di reazione a danno di un avversario e la logica espulsione dal match. Mesta la sua uscita dal campo fra i fischi del PalaOlimpia e un percorso stagionale che diventa sempre piu’ tortuoso, anche se, chi e’ causa del suo male….

Il “Ganda” d’annata

Luca Gandini ha lasciato un gran ricordo a Trieste, prima per la levatura morale come uomo, poi per la bonta’ di un giocatore completo che non lesina energie per la causa. A Verona non stava lasciando segni di una stagione indimenticabile (non certo solo per cause proprie), ha deciso di concentrare tutto nella sfida contro la “sua” Trieste: 17 punti, frutto di un ventaglio di soluzioni molto ampio, da oltre l’arco dei 6,75, in penetrazione come un esterno, sfruttando il magico piede perno…insomma arma totale!

Vero e’ che i falli commissionati a Diliegro e Candussi hanno reso la vita piu’ facile al “Ganda”, pero’ la sensazione e’ che la serata avrebbe comunque strizzato l’occhio al lungo di Ramagli; e’ paradossale come un avversario che ha lasciato ottimi ricordi, nel momento di affondare l’ultimo chiodo alla bara triestina, riesce pallidamente a rinfrancare i suoi ex tifosi.

Jesi, l’esigenza di allestire un inferno

inferno-chamas-do-papel-de-parede-130815La partita con Verona rappresentava una possibilita’, quella con Jesi al Palatrieste una necessita’. A prescindere dal risultato della sfida diretta fra la compagine del leader Maggioli e Forli, di fatto la societa’ marchigiana rappresenta una delle poche avversarie su cui poter fare la corsa, tecnicamente parlando, alla luce anche dell’infortunio di Goldwire. Anche in questo caso le giustificazioni per il pubblico sono finite, gli appassionati devono capire che per mantenere pallacanestro di livello in citta’, bisogna passare inevitabilmente per una salvezza sul campo. Contro Imola si e’ visto questo salto di mentalita’, le quasi 3000 anime rumorose hanno condotto la squadra alla vittoria, contro Jesi urge trasformare il Palatrieste in un inferno dantesco; nessuno dei presenti sulle tribune puo’ trasformare un tiro in un canestro, ma puo’ essere singolarmente un generatore di energia, di passione tracimante che involontariamente (o volontariamente) condiziona gli ospiti. Poi, e mannaggia a me che rimarco un aspetto odiosissimo, chissa’ perche’ l’attenzione rumorosa di un palazzetto veicola la conduzione arbitrale sui binari perlomeno di un equa direzione.

La societa’ resti sensibile, per il resto ci pensi la citta’ di Trieste.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il gennaio 26, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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