La lunga strada, zona indigesta e il ritorno di Boniciolli?

La strada verso la salvezza è ancora lunga

stradaL’entusiasmo c’è, il pubblico sembra essersi definitivamente calato nella lotta comune per la salvezza alzando decibel e presenze, la squadra vince quello che c’è da vincere, differenza canestri compresa. Razionalmente però non si può vedere il bicchiere mezzo pieno, senza considerarne la parte vuota: si pensava di avere più concorrenti nella selvaggia lotta per non retrocedere, e invece alla fine restano solo Forlì e Jesi, calcolando che Imola ha definitivamente issato bandiera bianca. Ciò vuol dire che un solo passo falso e si è sul ciglio del baratro…(vedi la sconfitta di ieri della Fileni a Trieste). La Pallacanestro Trieste 2004 ha vinto di 6 punti una partita soffertissima contro una compagine per nulla demotivata, senza i 22 punti a partita di Goldwire e con giocatori ideali (per esperienza) a gestire i momenti caldi di fine stagione; idem dicasi di Forlì, decisamente meno strutturata dei marchigiani, ma domenicalmente combattiva e “cattiva” fra le mura amiche. Impensabile aspettarsi una resa preventiva di una delle due…

Consiglio da subito gli amanti delle tabelle di lasciar perdere, la seconda parte della stagione sarà senz’altro costellata di soprese, compresi “colpacci” delle pericolanti a danno di più balsonate avversarie, perché una squadra fuori dalla lotta play off con l’obiettivo stagionale di entrare nell’elite delle pretendenti alla promozione, è più debole della più scarsa squadra di fondo classifica, ve lo assicuro!

Zona indigesta, perché scelgo Wood

Non sappiamo attaccare la zona, punto. Non ci sono tanti giri di parole per definire l’approccio dei biancorossi a cospetto di questa soluzione tattica. Sarà anche la desuetudine a provarla (Dalmasson raramente la utilizza, praticamente mai), fatto sta che il quadro offensivo triestino è caratterizzato dal gioco per linee perimetrali, dalla poca profondità d’area e da un salvagente che ha un nome: tiro da tre punti. Ora, in questa situazione, qualcuno potrebbe leggere come l’ideale terminale allo scopo Ryan Hoover, essendo tiratore puro. Invece io non concordo, MAI il belga ha trovato comodi scarichi per scatenare la sua micidiale risorsa, solo da simil-forzature sono arrivati canestri (per altro di pregevolissima fattura) per “aprire la scatola”, semplicemente perché mancano gli aspetti di cui sopra: profondità e quindi compressione della difesa in area e penetratori in grado di rompere la prima linea difensiva (Ruzzier a parte). Per questo motivo per il prosieguo della stagione io vedo favorito Brandon Wood, uomo capace di spezzare in due le difese con penetrazioni, un creatore di gioco dal palleggio; certo, perderemo in pericolosità dall’arco ma acquisteremmo di imprevedibilità e punti. Sempre che il terreno da gioco di Wood non sia il parquet di casa che porta dal corridoio al bagno….

Matteo Boniciolli, alle volte ritornano?

Silenzioso, distaccato e incline a slanci “europeisti”, coach Matteo Boniciolli sembrava aver archiviato il suo trasporto verso la prima squadra cittadina (paventando anche una morte sportiva a breve), dedicando le risorse opportune alla creatura del Basketrieste. Evidentemente un ritorno di fiamma sembra aver rigenerato sopiti interessi: si vocifera di pranzi (o cene) con il Presidente Mario Ghiacci, con protagonisti di spicco (e non) del basket che fu locale e vicini a sponsor importanti, tutti con il denominatore comune dell’assenza di Dario Bocchini. Si sta preparando quello che molti prevedono da tempo, cioè un suo ritorno a Trieste per la porta principale, cioè allenando la prima squadra e facendo piazza pulita dell’attuale organico societario?

Penso proprio di no, il quadro tattico rimane invariato: occhio attento alle offerte da fuori Italia per panchine gradite, e la solita “adozione a distanza” del sodalizio cittadino. Presupposto ovvio a tutto ciò, è il reperimento di uno o più sponsor importanti, per progettare il futuro baskettaro a Trieste. L’interrogativo che ci poniamo è il solito: ma se Matteo Boniciolli considerava come “morto” il binario prima squadra in Adecco Gold, se il futuro lo vedeva esclusivamente in ambito giovanile (e neanche capillare visti i rapporti con le società locali), perché questo slancio ritrovato?

Candussi, Coronica e la riserva indiana biancorossa

Uno era senza carattere, molle e poco incisivo, l’altro era buono solo a difendere. Mezze verità che nascondevano però una grandissima voglia di dimostrare il contrario. Francesco Candussi, arrivato con il fardello del talento da serie A (e qualcosa di più), non poteva non pagare lo scotto di una nomea ingombrante: ecco allora che le prestazioni balbettanti di buona parte di inizio stagione, erano l’assist ai detrattori, sordi al fatto che un neanche vent’enne di 211 centimetri da che mondo e mondo “cresce” cestisticamente più tardi. Con Jesi l’ennesima convincente prestazione: cattiveria maggiore, punti e responsabilità, solo inframezzati da qualche ingenuità in area pitturata. Andrea Coronica non è di colpo divenuto un attaccante (e forse non lo diverrà mai), ma nella domenica del riscatto l’aquila con il numero 11 sulle spalle è volata alta, molto alta….veleggiando a quote impensabili anche per i Maggioli o i Rocca; i secondi e terzi possessi garantiti ai compagni sono stati il viatico alla vittoria, il tiro infilato dall’angolo l’elemento scardinante di un torpore pregresso.

Pullman per Brescia?

Entusiasmo genera entusiasmo, il post vittoria contro Jesi ha instillato un desiderio di tifo; sui social network ma anche per le strade cittadine ci si domandava se la società avesse messo a disposizione un pullman per la prossima trasferta a Brescia di domenica. Basta poco che ce vò…

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il febbraio 3, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Avete visto lo sfogo di Pozzecco dopo la sconfitta a Ferentino? A prescindere dallo specifico episodio, a trieste ricordiamo ancora il dito medio di Guarino a perenne memoria della sportività e moralizzazione che Ferentino ed il suo coach vorrebbero insegnare al basket.

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