La strana coppia, il nuovo idolo, la follia piemontese di fine partita e la pennellata vincente da metà campo

Wood-Harris, la strana coppia che fa impazzire Trieste

Estrazioni diverse, background cestistico diverso, ruoli diversi, trovatisi nella piccola Trieste a stagione inoltrata, fatto sta che questi due sembrano essere fratelli su un campo da basket; l’arrivo da Firenze di Brandon Wood ha rigenerato l’ambiente ma soprattutto Will Harris (che comunque non stava facendo una brutta stagione ndr.). Il perché è detto fatto: attrarre raddoppi e “portare a spasso” le difese avversarie con il palleggio ubriacante, o con penetrazioni in cross-over, nelle mani di giocatori competenti è sinonimo anche di scarichi per tiri con chilometri di spazio; così è avvenuto per l’uomo tattico proveniente dalla panchina (mossa azzeccata di coach Dalmasson), talmente in fiducia da segnare tutto quello che passa per le sue manone e anche di più, segnando canestri cadendo all’indietro con l’uomo addosso…uno stato mentale e fisico al limite del nirvana! Sulla grande prestazione invece di Brandon Wood ho avuto pochi dubbi dall’inizio: la sorellina prima tifosa al seguito disegnava sul volto della guardia in forza alla Pallacanestro Trieste una concentrazione diversa, occhi di tigre pronti ad azzannare la preda piemontese; certo, poteva esserci il rischio di strafare (come è capitato in qualche occasione ad inizio partita), ma non certo rovinare il romanzo scritto per lui: palleggio, arresto e tiro con l’uomo addosso da oltre l’arco dei 6,75 e un delirio che iscriverà l’uomo di Kokomo indelebilmente nel ristretto libro degli idoli di pallacanestro passati per Trieste.

La sacralità di un idolo, il bisogno di immedesimarsi in un piccolo funambolo

Gli appassionati di basket triestini portano con sé un “peccato originale”, quello di aver perso la testa nel pionierismo del basket moderno (fine anni ’70 per capirci) per un folletto chiamato Rich Laurel; si, proprio il mancino definito dal grande Dado Lombardi come piccolo, magro e poco in salute, e che poi è diventato letteralmente mito. Da quel momento sembra che le sensibilità cestistiche giuliane debbano essere irrorate da funamboli del parquet, possibilmente piccoli di statura e bravi con la palla in mano. Così è stato per Laurel, per Middleton, per Burtt, in un certo senso per Maric (con caratteristiche diverse però), e ora per Wood. Per qualcuno potrebbe essere lesa maestà gli accostamenti, ma ricordiamoci quanti anni sono passati dalle gesta dell’ultimo di questi protagonisti, e parlo di Ivo Maric….troppo tempo! Poi, parliamoci chiaro, nell’immaginario di tutti l’artista con la palla a spicchi ha più fascino con la pelle scura, se con un passato movimentato meglio, anche questo è il meraviglioso romanzo di questo sport…

Il tiro da tre punti finale non depisti, è stata una partita giocata molto bene

E’ chiaro che il finale inebria e nel contempo cancella tutti i restanti 39 minuti e 57 secondi; però bisogna rimarcare come la partita sia stata una sfida di alto livello, giocata bene da ambo le parti, con brani di pallacanestro anche di categoria superiore. In questo forse stanno i meriti maggiori della squadra di Dalmasson: la Manital Torino a tratti è stata una perfetta esecutrice delle letture sul parquet, dai mis-match sfruttati di Mancinelli, ai raddoppi puniti con tagli dal lato debole, a penetrazioni con scarichi competenti al Wojchechowski di turno; il motore di Trieste non ha battuto in testa, le forti convinzioni dei giocatori biancorossi non sono state scalfite, anche quando le chirurgiche punizioni di Gergati e soci avrebbero stroncato un toro. Poi, quando il tuo piano gara si esplicita portando la più forte avversaria fino in fondo, a contatto, allora è facile che quell’ultimo tiro vada dentro, di fiducia.

Torino, tutto bene ma quella scelta finale….

Non sapremo le colpe su chi ricadono, su una comunicazione non data da coach Pillastrini o un recepimento mancato della sua truppa; inconcepibile che, con 3 falli di squadra, e quindi un fallo da spendere prima del bonus,  Torino con 8 secondi di possesso per Trieste, non abbia “rotto” il gioco offensivo, peraltro discretamente statico, di Wood prima dell’ultimo tiro; recidivi fino in fondo…avendo perso all’ultimo secondo anche a casa propria!

Il talento del pubblico triestino

La pennellata vincente di Paolo Jurissevich (foto A.Cervia)

La pennellata vincente di Paolo Jurissevich (foto A.Cervia)

Trieste porta la nomea di piazza competente e appassionata. Ieri nel “shooting-contest” con tiro da metà campo organizzato per vincere un abbonamento in tribuna Gold per la prossima stagione, si è dimostrato anche tecnicamente preparato. Paolo Jurissevich, uno dei dieci prescelti e tifoso della curva, con grande senso scenico, da primo in lista infila comodo il canestro vincente per il boato del Palatrieste (e gli insulti scherzosi della curva); non bastasse, un altro protagonista sfiora l’impresa facendo girare il pallone attorno al cerchio (in questo caso però son testimone del suo passato di cestista, avendoci giocato assieme), un altro tabellone e ferro…insomma, al di là dei pallori in società per il rischio di regalare 3 abbonamenti in una sera, il bilancio balistico del pubblico giuliano è di un popolo di tiratori. Wood, si metta in fila….

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il marzo 3, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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