L’editoriale di Basketnet.it: colonizzazioni sportive 2.0: il Senegal

La nuova colonizzazione cestistica giovanile (molto discussa): il Senegal

http://basketnet.it/it/colonizzazioni-sportive-2-0-il-senegal/257483

Luigi Colosetti (foto da www.tremilasport.com)

Luigi Colosetti (foto da http://www.tremilasport.com)

In Friuli Venezia Giulia ormai è di dominio pubblico, le esplorazioni nell’era della globalizzazione riprendono a tessere reti con realtà molto distanti da quelle nostrane; fu cosi per Gaetano Gebbia ai tempi del filo diretto con l’Argentina dei grandi campioni quali “faccia di pietra” Ginobili, Delfino, Sconochini, lo è adesso con Luigi Colosetti in Senegal. Diciamo che ci sono sfumature diverse, in quanto l’emissario per conto di una agenzia internazionale di scouting Colosetti opera su acerbi talenti africani per farli crescere nel nostro paese (e quindi beneficiare poi dello status italiano), Gebbia acquistava giovani, ma prodotti finiti da inserire in prima squadra.

Raccontiamo un po’ la mission del Direttore Tecnico della CBU Udine e allenatore benemerito FIP. La scelta di setacciare, sportivamente parlando, il Senegal deriva principalmente da caratteristiche fisiche medie della popolazione: statura media molto alta, “fame” di emanciparsi verso terre e orizzonti più accomodanti, attitudine al lavoro fuori dal comune. Inoltre, paradossi della vita, pur avendo un paio di imbarazzanti strutture al chiuso e dissestati playground sparsi per il paese, la scuola cestistica è retta da capaci istruttori; tutto questo incluso nelle Academy, veri e propri campus low profile.

Tutti classe ’97, ’98, ’99, alcuni anche del 2000 con verticalità da fare paura e una tecnica da affinare ma già nettamente avanti rispetto ai pari età europei; incuriosito da questa interessante nuova frontiera, sono personalmente andato a visionare i due fenomeni della CBU Babakau Seye (209 centimetri, classe ’99) e Adama Ba (210 centimetri, classe ’98), e onestamente ne sono uscito ammirato, quanto interdetto.

Ammirato perché il tasso tecnico non è per nulla malvagio, direi avanzato rispetto a qualunque prodotto nostrano; estasiato da una fisicità che per il basket è puro dono di Dio, fortemente scettico sulla questione anagrafica. Conoscendo il modus operandi africano, da questo punto di vista, con iscrizione all’anagrafe non sempre in linea con la reale venuta al mondo (4 su 10 minori non sono neanche iscritti), sinceramente trovo che diventi un terreno minato qualora il fenomeno si espandesse. Per l’amore del cielo, la FIP ha certificato tutto, quindi l’operato di addetti ai lavori come Colosetti e le gesta degli atleti hanno diritto di cittadinanza, però rimangono perplessità evidenti su quello che porterebbe l’eccessiva colonizzazione in regime di forte aleatorietà burocratica.

La questione dei parametri potrebbe ingolosire molti operatori del settore (e tanti si stanno muovendo sotto pelle) con pesanti ricadute sui giovani italiani, per un movimento che non ha bisogno di essere destabilizzato ulteriormente. Con questo non sposto di una virgola il mio pensiero che la bontà di lungimiranti addetti ai lavori come Luigi Colosetti, esploratori di vocazione e  attenti barometri della pallacanestro mondiale in evoluzione, possa un domani aprire frontiere nuove e ricostituenti ad una pallacanestro che necessita di novità per non implodere.

Raffaele Baldini

Pubblicato il marzo 11, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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