L’editoriale di Basketnet.it: la dieta cestistica dell’Emilia NON-magna

http://www.basketnet.it/it/la-dieta-cestistica-dell-emilia-non-magna/259017

dietaLo sport ha quasi sempre dei cicli, positivi e negativi non ripartiti in egual maniera, allineati a logiche economiche, ma non solo. Di certo eclatante è la dieta “a zone” dell’Italia cestistica, in particolare quella recente riferita all’Emilia Romagna. Da sempre cuore pulsante di vivaci realtà baskettare, con fulcro nella Basket-city bolognese, la regione sta conoscendo forse il momento più asfittico di sempre, con sfumature diverse, ma dati di fatto incontrovertibili.

La porta bandiera del movimento è, grazie al cielo, Reggio Emilia, una delle società che ha avuto la lungimiranza di progettare a lungo termine, con il Presidente Paterlini e l’Amministratore delegato Dalla Salda pazienti come giocatori consumati ad aspettare che i campionati vengano incontro ad un’idea, anzichè il contrario. La saldezza di un sodalizio è esplicitata da una crescita esponenziale nei risultati, nelle logiche di mercato sempre più ambiziose, le stesse che hanno avuto l’ultima perla nell’acquisizione dei servigi di un talento purissimo italiano come quello del figlio d’arte Amedeo Della Valle. Una società sola al comando lungo il gran premio della montagna, un Mortirolo che per le restanti inseguitrici sembra essere una corsa “al gancio”.

Basket-city arranca, fra Vu-nere alle prese con un nuovo corso post Sabatini tutto da calibrare (risultati compresi) e gestione economica non semplice, e la Fortitudo, dalla ritrovata verginità passionale, ma ancora tristemente gravitante al secondo posto del girone A della DNB; per chi avesse solo presente i trascorsi di queste due icone societarie italiane, tutto ciò è simile a quattro foglie di lattuga come pasto principale.

Ulteriore mazzata arriva fresca dalla seconda serie, dalla Adecco Gold che annoverava due nobili della pallacanestro come Forlì e Imola; sulla seconda il calvario è stato intrapreso prima ancora di cominciare, con scelte obbligate di smantellamento, in cui nemmeno un patto con il “Diablo” (Vincenzo Esposito ndr.)  è servito a salvare la baracca. Retrocessione che da domenica accomuna anche la Fulgor Forlì, orgogliosamente ancorata alla categoria, aggrappata alla matematica fino allo scontro diretto con Trieste, finito male. Anche la società romagnola paga una situazione economica che da anni sta svilendo ogni progettualità sportiva, il segno tangibile le due retrocessioni in tre anni; Imola-Forlì-Rimini (!!), una direttrice geografica più simile alla direzione verso il purgatorio.

Poi c’è un’altra nobile decaduta come Ferrara che sta faticosamente risalendo la china, senza ancora avere quel respiro economico importante però per azzardare un ritorno in grande stile; perlomeno il binomio Bulgarelli-Colombarini, raro esempio di sinergia calcio-basket, può garantire una stabilità, cosa non da poco oggigiorno. Le fortune possibili della Spal calcio, con l’eventuale ammissione alla Lega Pro unica, potrebbero essere le fortune del sodalizio cestistico.

Chi invece approccia alla crisi guardando con ottimismo è Ravenna, giovane società alla ribalta del basket nazionale, a cui il destino recente ha riservato diversi motivi per sorridere: una promozione storica in Silver, una città che cresce all’ombra della pallavolo ma che sta ritagliandosi una nicchia importante fra due canestri (passati da 27 a 670 abbonati ndr), grazie anche ad un Presidente vulcanico e competente come Roberto Vianello. Il movimento quindi nel ravennate è sano, i 480 mini-cestisti ne sono una dimostrazione, di certo la passione del solo Vianello non può bastare per sognare oltre la categoria di appartenenza.

Insomma, dieta ferrea nella patria della buona cucina e del grande basket, in attesa di nuove scorpacciate per appassionati…

Raffaele Baldini

Pubblicato il aprile 16, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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