L’editoriale di Basketnet: la tradizione israeliana porta Milano a scuola di Final4

L’ineluttabile destino, la tradizione alle Final4

http://www.basketnet.it/it/la-tradizione-isrealiana-porta-milano-a-scuola-di-final4-di-raffaele-baldini/259284

cala-il-sipario“Non abbiamo nulla da perdere”, nelle parole di Daniel Hackett tutta la sottilissima verita’ che si cela dietro la resa milanese contro il Maccabi Tel Aviv; in quella dichiarazione pre-partita c’e’ il fatalismo di chi sa di essere uno sconfitto con una possibilita’ su cento di uscire indenne dallo Yad Elyahu; attenzione, non si fraintenda, la squadra di coach Banchi non ha avuto un approccio perdente, ma e’ stata la materializzazione di un cristallo troppo fragile da rompersi al primo vero break subito.

Ed e’ stato cosi in tutta la serie, soprattutto dopo il primo scivolone (e in quella maniera!) che ha cambiato l’inerzia; suona antipatico e autoreferenziale rimarcare come il sottoscritto aveva sostenuto convintamente il peso specifico infinito di gara 1. Purtroppo amara realta’, la splendida cavalcata milanese delle top 16, con i 37 minuti della prima uscita al Forum, hanno creato una corazza, sbriciolata in quel parziale di Rice e soci; da quel momento Milano ha patito in maniera letale ogni break avversario, in modo definitivo e da giocatori non trascendentali sulla carta: Tyus, Blu, Smith, Rice e Hickmann sono tutti giocatori buoni ma che non centrano niente con il livello di una Final4, onestamente parlando (vedi esponenti di Real, CSKA e Barca).

I soloni metteranno in croce coach Banchi, piantando 5 chiodi rappresentativi della difesa 3-2 piu’ deleteria della storia, regolarmente abbattuta da comodi tiri dall’angolo con contestati (Samuels arrivava in differita), o nella “zona d’ombra” in mezzo all’area pitturata; paragone con Blatt insostenibile, forse per chi dimentica che il Maccabi a fine marzo e’ riuscito nell’impresa di prenderne 28 in casa dall’Hapoel Jerusalem e che la stagione non era certo un bijoux sino ad oggi. Detrattori del livornese (tanti), sordi alla consapevolezza che anche un allenatore, alla pari dei giocatori, non nasce medagliato prima di combattere a certi livelli.

La mia impressione e’ che l’eliminazione ha radici nella testa dei giocatori milanesi, piu’ che negli aspetti tattici: gia’ detto dei segnali a seguiti di parziali presi, gia’ detto della gara 1, potremmo elencare ulteriori elementi fondanti come la media ai tiri liberi, o un rendimento diametralmente opposto fra la casa madre del Forum e l’arena dalla “marea gialla”. La testa che ha portato i “chirurghi” sopra citati di coach Blatt a colpire con precisione svizzera nei momenti che contavano, magari dormendo per tutto il resto della gara.

La statistica puntuale riportata da Sky sulle presenze medie in Eurolega dei protagonisti, esplicita con i numeri la sentenza finale: Milano con 50 partite di media e il Maccabi con 86. In pratica lo studente, ovviamente molto elegante griffato Armani, ha dovuto andare alle serali a lezione dalla docenza cestistica isrealiana, in una scuola di altissimo livello; uno scotto da pagare legittimo, un carpiato quello dall’anonimato europeo alle Final4 che neanche la Cagnotto poteva garantire. Ora Milano non faccia l’errore piu’ banale, quello di smantellare tutto in nome del perentorio 3 a 1; cresca il gruppo di giovani italiani, mantenendo un leader naturale come Langford ma cercando quei “professori” della materia che possano far fare il salto di qualita’ mentale a tutto il gruppo.

L’ultimo gradino e’ sempre il piu’ alto…

 

Raffaele Baldini

Pubblicato il aprile 24, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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