Virtuosa, indolente, fatalista….la Trieste cestistica!

Quel mix di talento e personalità che non smette di produrre protagonisti

triesteIl fastidio ad un certo passivo fatalismo triestino è proporzionale al grado di virtuosità che la città racchiude in un lembo di terra a nord-est. Si, perché Trieste è stanca, pigra, si vede scivolare addosso tutto senza opporre resistenza, con una classe dirigente da decenni allineata a questo status; e nell’ arido sottobosco economico, per dirla con una battuta nella città del “no se PIL” , germogliano fiori di una bellezza unica, dai colori vivi come le espressioni sui palcoscenici sportivi locali.

E così, partendo dal fondo, Trieste festeggia una sera di Maggio il ritorno in serie A1, dopo 25 anni, della storica società Ginnastica Triestina, targata curiosamente Calligaris. Un successo dalla matrice alabardata se ce n’è una, con quasi tutte le protagoniste locali e rappresentative di un paio di generazioni palla a spicchi; non solo, i più confortanti segnali arrivano da imberbi ragazzine classe ’96-’97, praticamente un investimento assicurato per il futuro. La pallacanestro in rosa è riuscita anche nel virtuoso tentativo sbandierato per anni dalla politica di far diventare Trieste la porta verso l’est Europa: detto fatto, Anna Vida, dall’Ungheria con furore, a rafforzare sensibilmente il roster di coach Giuliani; a proposito, anche per il timoniere (ovviamente di “marca” giuliana”), un grande premio alla carriera e meriti indubbi nella cavalcata vincente.

Si prosegue poi analizzando la salvezza in seconda serie nazionale della Pallacanestro Trieste 2004, raggiunta con una prestazione “monstre” nell’ultima partita contro Forlì di Michele Ruzzier, ma costruita su basi solide indigene. Figli d’arte, talenti cresciuti nei vivai (generalizzo così non si offende nessuno…mannaggia al vostro orticello!) e gregari chini sul proprio operato, un concentrato umano dal comune intento: lottare per la maglia della propria città. Vabbè, il solito romanticone che genera poesia dove in realtà è unicamente necessità… può essere, fatto sta che con queste “condizioni di contorno”, la città intera si è esaltata per una salvezza, si è immedesimata nei protagonisti e si è potuta sentire orgogliosa dei propri “figli”. E poi ci sono fatti concreti, quelli che hanno portato alle casse societarie diverse migliaia di euro in relazione all’utilizzo dei giovani nel campionato di Adecco Gold, virtù che solo Biella può vantare in tutto lo stivale.

Non vi basta? Lo Jadran confeziona, sempre con “produzione artigianale” una promozione in DNB di assoluto livello, soprattutto se valutata razionalmente con le risorse a disposizione; in questo modo tutto il territorio e le estrazioni territoriali hanno avuto dignità dalla pallacanestro in questa felice annata.

Poi, per chi allargasse il raggio d’azione e si sentisse orfano di mamma TV, può tranquillamente sedersi e valutare gesta di icone triestine ormai conclamate: da Guerrino Cerebuch a Mark Bartoli per i fischietti in serie A, a Cavaliero e Pecile come attori principali ad Avellino e Pesaro, insomma ce n’è per tutti i gusti…

Ora però non si abusi della nobiltà locale, non si pensi che le piante possano crescere per forza in un terreno ostile, ci si adoperi per non svendere cotanto talento genetico al mercato, spremendo la generosa eredità di madre natura. A proposito di mercati ed orticelli sopra citati, immaginate cosa sarebbe Trieste senza le baruffe condominiali fra società?

Forse non sarebbe Trieste….

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il maggio 5, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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