Da Basketnet.it:il tricolore sventolerà alle Finals NBA, tutti con Beli!

http://basketnet.it/it/il-tricolore-sventoler-alle-finals-nba-tutti-con-beli-di-raffaele-baldini/260689

italiaPreparate caffettiere versione famiglia  (per quelli “old school”), o taniche di Red Bull (per le generazioni più giovani), questa volta le NBA Finals vi danno un motivo in più per distruggervi il sonno a giugno: per la prima volta nella storia un italiano sarà presente all’ultimo atto: Marco Belinelli, con i suoi San Antonio Spurs. Questa notte, in un’estenuante maratona, compreso overtime, la squadra del generale Pop ha battuto Oklahoma per 107-112, una firma del trio di pretoriani Diaw-Ginobili-Duncan.

Ma tralasciamo fredde statistiche e numeri di una serie conclusasi sul 4-2, e immergiamoci nel sogno che qualsiasi ragazzino vivrebbe nella propria piccola stanza, di un piccolo borgo di provincia; prima di Belinelli, San Giovanni in Persiceto era un placido paesino di 27.000 abitanti vicino a Bologna, con attrazioni astronomiche (vedi planetario e osservatorio) e un interessante orto botanico. Poi, l’osservatorio registra una nuova forma luminosa dal 1986, una stella che irradierà talento lungo lo stivale, in Europa, nel mondo. La testardaggine di un ragazzo somigliante a Stallone (il Rocky giovanile, non certo la stirata versione recente), unita all’intelligenza di capire velocemente situazioni e ambienti, lo hanno portato a cavalcare un sogno a occhi aperti.

Nella gara 6 contro la OKC di sua maestà Durant, ha avuto modo di sganciare il marchio di fabbrica, una tripla dal peso specifico notevole nell’ultima frazione dei tempi regolamentari, per far gridare una volta di più “mamma miaaaa, Bellinelliiiiii”; si, perché la faccia tosta non è mai mancata, una personalità che ha ricacciato al mittente qualche sorriso irridente al momento di rendere pubblica la sua volontà di giocare per una squadra da titolo. Marco Belinelli merita questo palcoscenico, i suoi Spurs contro  l’ingordigia (in senso buono) di Lebron James, per spezzare una dinastia che dura da 4 anni circa.

Noi italiani abbiamo una certezza: qualora il ventottenne di San Giovanni Persiceto venisse chiamato in causa, la timidezza sarebbe l’ultimo aspetto vestito in canotta Spurs; piegato sulle gambe, braccia protese alla ricezione, pronto ad ogni scarico utile. Qualora la pressione sull’arco potesse essere asfissiante, nessun problema: penetrazione e tiro dai 4 metri o tagli dal lato debole con passo felpato, un “must”.

La speranza che, in una piccola nicchia nella cattedrale dal calcio vicino ai mondiali, ci sia spazio per espandere mediaticamente un grande traguardo sportivo di un nostro connazionale, dando linfa ad un movimento che boccheggia, che ha bisogno di esempi puliti e vincenti. Dal canto nostro, cominciamo per tempo a testare la sveglia (soprattutto l’intensità del suono), liberare il divano, munirsi di tricolore, pronti a tifare Marco Belinelli; e chissà che questa estate non vediamo girare Beli con un anello al dito, e non perché si è sposato…

Raffaele Baldini

Pubblicato il giugno 1, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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