Grayson, game over?

OLYMPUS DIGITAL CAMERA Grayson, la pazienza è finita?

Sono stato un difensore d’ufficio dal primo giorno: calcolando il precampionato buono, la “tenera” età e le logiche d’ambientamento, il piccolo coloured meritava pazienza da parte di chiunque (e forse è giusto richiederla ancora). Purtroppo l’ “imputato” non convincerebbe neanche Taormina della sua buona fede: passi le medie al tiro da tregenda, passi anche la titubanza nella regia e nelle fasi di gioco, quello che non può andare in cavalleria è l’atteggiamento difensivo. Insegnano a qualsiasi livello che l’attacco è gran parte talento, tecnica e capacità, mentre la difesa è quasi esclusivamente questione di VOGLIA. Se il ragazzo si mostra indolente e refrattario al fondamentale più incisivo della pallacanestro, allora non può rivendicare credito. Tutti gli avversari hanno beneficiato del “casello-Grayson” per autostrade aperte a canestro, sanguinosa falla in una logica di difesa dalmassoniana. In attacco continuo a pensare che sia una questione psico-tattica: la testa nel momento di crisi destabilizza e rende insicuri, crea un “braccino” evidente e veicola tutto nelle letture più sbagliate. La tattica non sfrutta la velocità del giocatore per rapidi transizioni in contropiede. Che fare adesso? Sostituirlo sarebbe la cosa più logica, il problema è che poi si vive un anno intero con la spada di Damocle di qualche infortunio, senza possibilità di rimpiazzare lo “straniero”. Intanto si vada lontano dal Palatrieste, viatico per alleggerire almeno un pò la pressione del momento, e sperare in un inizio di partita con due canestri consecutivi…

Verona una macchina dall’arco, ma Trieste è complice

Ho pensato a lungo a quella sparatoria perpetrata dalla Tezenis a danno della malcapitata Trieste, e da subito ho avuto una certezza: tutti i pistoleri hanno fruito di metri di spazio, hanno potuto calcolare vento, umidità, traiettoria, prima di tirare. Quindi c’era una sola soluzione (e con il senno di poi tutti saremmo Ettore Messina): “battezzare” De Nicolao (impreciso al tiro per tutta la sera), evitare raddoppi sui lunghi, per non collassare troppo in area e lasciare spazio alle bocche da fuoco veronesi. Perlomeno la matematica avrebbe supportato la teoria, cioè meglio subire un canestro da due che da tre punti. Poi, che De Nicolao sia stato un docente di regia, con illuminati passaggi smarcanti, questo è un altro paio di maniche.

Purtroppo sembra un difetto di fabbrica questo in casa giuliana: era capitato con Biella, fino al momento del +23, era capitato a Casale Monferrato; questa stagione diventa chiaro che lasciare spazio dai 6,75, significa prenderle di santa ragione.

Atteggiamento

Molti si sono chiesti dei minutaggi ridotti di Marini e Mastrangelo: niente di più semplice, approccio alla partita molle e superficialità. Soprattutto nel secondo caso, parliamo di due persone (coach e giocatore), che si conoscono bene, per cui entrambi sanno perfettamente quando è utile insistere o meno. Daniele Mastrangelo cattivo e concentrato è una cosa, il resto è inutile. Per Marini non ha aiutato anche il suggerimento con gesti chiari ai coaches di andare in altri posti ameni…

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il ottobre 27, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Disassordo su Grayson Baldo. Non puoi mandare a casa uno alla quinta partita da professionista in Europa…

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