da Basketnet.it: Intollerante ai pick’n roll centrali

imagesGuardo, pigramente o convintamente le partite di basket contemporanee. Grazie al cielo quest’anno ce ne propinano di tutti i tipi, a tutti gli orari e dalle più svariate locations. La sensazione è che ci si trovi di fronte al grande equivoco dell’arte moderna: non ci sono più i grandi artisti o non si inventa più niente?

Avendo fatto una prova sulle intolleranze, l’esito è chiaro: risulto intollerante ai pick’n roll centrali.

Non sono un’amante della statistica, soprattutto se elevata a dogma tattico; penso che se tutto fosse riconducibile a numeri e percentuali, chiunque con un software avanzato di rilevamento potrebbe allenare in Eurolega. Purtroppo però ci sono le mode che inquinano il territorio, lo uniformano e lo inaridiscono. Capita quindi che il pick’n roll, ottima soluzione se usata con discrezione, è ormai parte fondante di tutti i giochi, in qualsiasi serie; non bastasse, l’esecuzione dello stesso non è quasi mai correttamente eseguita (soprattutto per chi ha negli occhi la coppia D’Antoni-Meneghin).

Ho visto quindi squadre italiane in coppa, una volta entrate in riserva mentale-fisica, responsabilizzare il play o la guardia con punti nelle mani, delegandolo a pick’n roll centrali con il lungo di turno. Nessun movimento di palla, tre spettatori fermi a guardare un gioco a due più prevedibile degli isolamenti “gentiliani” (mi perdonerà il talento dell’EA7), e una difesa  con mezzo sorriso sulle labbra per la fatica risparmiata.

Proprio per accontentare anche i miei amati amanti della statistica, non ho i  numeri, ma penso che la percentuale di riuscita dell’azione offensiva, è pari al 5-10% (forse).

Onestamente, allargando il discorso, mi stupisco della accondiscendenza tattica da parte di uno stuolo di allenatori di nuova generazione (o seconda generazione). Ho avuto modo di conoscere chi opera a certi livelli, illuminati docenti capaci di disegnare sulla tavoletta “da coach” decine e decine di soluzioni per ogni reazione di sopracciglio della difesa. Non posso credere che non ci sia qualcuno in grado di rompere l’incantesimo, di preferire magari il caro vecchio appoggio in post basso per avvicinarsi a canestro (cercando falli o vantaggi), piuttosto che tiri da 8 metri con l’uomo addosso (e vi ho risparmiato la cara “mezza ruota” di Gomelsky). Come spesso si conviene, la pallacanestro è soprattutto uno sport di letture, letture atte ad individuare eventuali mismatch (vantaggi fisici o tecnici, o tutt’e due), con o senza schemi propedeutici.

Certe partite annoiano anche per questo andazzo monotematico, spesso si confonde una gran partita da una partita mediocre dalla percentuale di realizzazione da oltre l’arco. Aspettiamo con ansia il coraggioso rivoluzionario in grado di liberare tutti i colleghi dalle catene del pick’n roll. Tutto sarà più vario e degno d’interesse, e io non sarò più intollerante…

Raffaele Baldini

Pubblicato il novembre 5, 2014 su "Passi in partenza", HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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