Così vivremo e così moriremo

este_20211535_15550Potremo vivere di illusioni, ma è meglio invece sopravvivere di realtà. La Pallacanestro Trieste 2004 ha messo in scena nuovamente tutto quanto è oggi in possesso degli uomini di Dalmasson: mediocrità tecnica, rendimento e concentrazione a corrente alternata, due attributi da Eurolega. Basterà questo bagaglio per salvarsi? Ad oggi sembrerebbe di si, del doman non v’è certezza però.

Siamo questi anche nel modo di giocare: inutile esaltare o mettere sulla graticola (a seconda del risultato) coach Dalmasson ogni santa domenica, perchè è sempre lui il timoniere, con la sua inglese eleganza, con il suo gioco “di sistema”, la sue convinzioni gestionali. Allora ci saranno partite ove tutto si allineerà con gli astri e allora si potrà godere di un dominio a Trapani, ci saranno altre partite dove verranno fuori disallineati, cambi curiosi e piattume tattico. Sono stato il primo a caldeggiare qualcosa di diverso da proporre difensivamente, ampliare il ventaglio di soluzioni per “far pensare” gli avversari, in virtù di una squadra che deve inventarsi di tutto e di più per sopperire alle mancanze strutturali. Penso di avere anche l’insita risposta della coppia Dalmasson-Praticò: non c’è abbastanza conoscenza cestistica nel materiale umano per osare qualche zona (anche perchè di squadre con le mani torride, ne abbiamo incontrato diverse).

Siamo questi anche fuori dal campo: la voci destabilizzanti del fine settimana (ma perchè ogni volta alla vigilia di un match importante?) e l’esilio dal Palatrieste con versione “Holiday on Ice” in Via Locchi, non giocano certo a favore di Carra e soci.

La certezza è che, se moriremo, moriremo combattendo. Un -23 sul groppone abbatterebbe un toro a Pamplona, non certo i biancorossi. Al Palatrieste si crea sempre un atmosfera particolare (e non certo per il pipistrello non pagante, veleggiante in cerca d’uscita), con logiche cestistiche fuori dalla norma, con 3000 persone che non si arrendono all’evidenza. E si registrano anche elementi di crescita: Stefano Tonut, in altri tempi, dopo un primo tempo arido di segnature e di palloni giocabili (delitto sanguinoso per una squadra che ha due terminali due), avrebbe a testa china proseguito nella personale Via Crucis fra le tavole parchettate. La versione 2014/15 è tarata diversamente: torna arrabbiato e con la faccia giusta, si trascina i compagni alla rimonta impossibile, fino a boccheggiare per lo sforzo profuso. Le due triple sbagliate che potevano agganciare Trieste a Brescia? Nessuna colpa, anzi, nota di merito per chi ha le palle di prendersi la responsabilità.

Questi siamo con Grayson in versione casalinga, cioè impalpabile e festidiosetto. La panchina perdurante “regalata” da Dalmasson la bocciatura più evidente, la sua involuzione rispetto alla pre-season, un mistero. Anche perchè l’inizio era stato confortante, due tiri messi subito in avvio e… fine dei giochi, ritorno al palleggio insistito e alle letture sempre sbagliate, condito da ricerca di varchi impossibili nella difesa ospite. Che fare di lui? Niente, aspettare sulla riva del fiume cercando di lavorare sull’aspetto mentale, sperando di non vederlo passare “cadavere”, ma giocatore ritrovato. La mia idea su di lui? Sempre quella: viaggi pure a cento allora in contropiede e attacchi il canestro subito, altrimenti tiratore puro da tre punti in uscita dal pick’n roll, stop.

Così vivremo e così moriremo, con entusiasmi violenti e delusioni, come una squadra che lotta per salvarsi, questo è l’obiettivo finale; non penso ci siano margini per vivere diversamente, anche perchè non ne siamo più abituati; noi ci nutriamo di sfide selvagge per due punti, partendo da sfavoriti, con la volontà di stupire anche se stessi.

E chi pensa altrimenti, o è un sognatore o uno stolto.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il novembre 10, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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