Da Basketnet.it: non è Poz-zibile!

pozzecco_paddy_powerL’editoriale a scoppio ritardato… ritardante per lui insomma, perchè avevo bisogno del tempo necessario per maturare l’idea se scrivere o meno il pezzo. Trovo alquanto noioso accodarmi alla fila di “giudici” con la penna in mano (ops, pardon… con il tasto sotto il polpastrello), pronti a elargire perle di verità. Ma l’argomento del giorno, inutile nasconderlo, è la scamiciata del Poz, e inoltre io non sono giudice e non posseggo perle, quindi si può fare.

Cercherò di dare un quadro trittico, l’incredibile Hulk sezionato da tre punti di vista differenti.

PRIMO IMPATTO, ISTINTO PRIMORDIALE

Guardo la partita, intuisco che la situazione del campo si fa calda e sento un’adrenalinica sensazione di scoop. Si, perchè il Poz ha l’occhio che conosco bene, la pentola a pressione è pronta… solo la RAI non sente questo richiamo e inquadra “nature morte” sul campo da basket. Il telecronista racconta l’uscita di scena dell’allenatore varesino e d’istinto mi si disegna un sorriso sul volto: “il solito Pozzecco…”, guascone e sopra le righe, fenomeno della pallacanestro capace anche di riempire rotocalchi di cucina con le sue esagerazioni. La pietanza del derby ha il sapore piccante di fine primo tempo, e resterà dannatamente gustosa sino alla fine… (grazie anche al sosia in panchina, coach Ducarello ndr.)

… HA PUR SEMPRE UN RUOLO

La fredda cronaca… diceva l’illuminato (e fumato) Frengo e stop, quella di un uomo che è investito di un ruolo, quello dell’allenatore. Svestiti i panni (battutaccia) dello show-man, è necessario affrontare quelli del tecnico, che ha una responsabilità nei confronti di una società, dello staff, dei giocatori, dei tifosi. Aveva pochissime armi per vincere un derby, quella della bagarre poteva essere una. Però c’è modo e modo: dopo diverse sconfitte consecutive, ancora nel primo tempo (e quindi tutto ancora da definire) e senza la singolarità de gesto che può generare in un’espulsione un moto d’orgoglio nella truppa, tutto è diventato grottesco. Il personaggio Pozzecco ha inghiottito l’allenatore, l’uomo che sa tanto di basket, che può dare tanto al basket; un “mostro” generato dalla tensione e lo stress per una responsabilità esagerata.  Questo stesso “mostro” alimentato da tutti noi collusi: dalla proprietà di Varese, che ha dato (necessità, non volontà) in mano ad un esordiente in A una squadra scarsa, ai tifosi che non sono riusciti a scindere emotività con raziocinio, al Poz stesso con dichiarazioni sproporzionate in sede d’insediamento, alla stampa locale e non, che ha montato aspettative e coccolato il proprio “figlioccio”. Troppo facile adesso scandalizzarsi e puntare il dito.

ANALISI CROMOSOMICA, COSI’ E’ E SE VI PARE

Chi se non il sottoscritto può capire l’animo triestino (prestato al goriziano per esigenze di nascita) che alberga in Gianmarco Pozzecco. Vi assicuro che il talento cestistico proveniente dalla terra del Nord-Est è intriso di follia, quella proprio scritta nel Dna, quella che non è possibile incatenare dentro una giacca ed una cravatta. Gianmarco Pozzecco alla Cresima, ai matrimoni, a Formentera in spiaggia, in panchina, in ogni dove sarà sempre quello che vedete in televisione. E non ne verrete fuori, qualsiasi tentativo di “educarlo” ad un ruolo sarà vano; e qualora, per pochi attimi, otteneste il risultato sperato, sappiate che vi sta prendendo per il culo.

E facciamo un’ultima analisi, sempre a mente fredda: immaginate solo per un secondo il campionato italiano di basket, e immediatamente dopo pensate lo stesso senza Gianmarco Pozzecco. In pratica un’amatriciana gettata per un brodino in quinta medica…

Raffaele Baldini

Pubblicato il novembre 25, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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