Spettacolo di pubblico, presagi di Martelossi e l’MVP della serie

P1010353E adesso come la mettiamo?

Puo’ sparire la Stock, puo’ chiudere Godina, puo’ l’imprenditoria fregarsene di tutto…ma Trieste e’ stata, e’ e rimarra’ una citta’ di pallacanestro. Non mi basta che lo abbia sentenziato Tavcar, o il maestro Eleni, passando per Federico Buffa, sono le persone che hanno riempito il Palatrieste una volta ancora a fare giurisprudenza. Sapete qual’era il leit motiv del triestino medio di stampo negativista? “Eh, il tifoso giuliano si appassiona alla pallacanestro soprattutto quando e’ gratis”.

Peccato, anche questo debole e improprio luogo comune, crolla. Ricordiamoci che trattasi sempre di una seconda serie, di una sorta di ottavo di finale per la promozione in serie A; eppure ormai Carra e soci sono entrati nei cuori di tutti. Che qualcosa stesse cambiando lo si era capito nel corso della stagione, con pubblico in aumento e soprattutto una spontanea forma di ammirazione per i depositari di una tradizione cittadina. Apoteosi nel giovedi (!!) decisivo per gara 3: colorati, rumorosi, hanno sostenuto i proprio beniamini dal primo all’ultimo minuto, prima dell’urlo liberatorio finale.

Nella parole di coach Martelossi la chiave di gara 3

Se riportassi le parole del coach ospite a fine partita, non sarebbe una grande scoop. Assume maggiore importanza invece il punto di vista esternato al sottoscritto in una piacevole chiacchierata a pochi minuti dalla palla a due. Coach Martelossi rimarcava una differenza sostanziale fra Trieste e Ferrara, o in generale fra le squadre di Gold e di Silver: la fisicita’.

Ecco, e’ proprio questa caratteristica ad aver regalato la serie alla squadra giuliana: mani addosso entro il lecito, aggressivita’ costante e, come pugile che lavora ai fianchi, la Pallacanestro Trieste sfinisce l’avversaria con il passare dei round…pardon, dei minuti. In una sfida “pulita” invece, come quella di gara 1, questo gap non si e’ visto, e’ la caratura di tutto rispetto della Mobyt ha dettato legge.

Prandin, l’ hombre del partido

Mvp della serie, punto e basta. Uomo tatticamente decisivo, museruola per Hasbrouck, penetratore di personalita’ e all’occorrenza scardina zone con qualche chirurgica conclusione dall’arco; l’uomo che doveva firmare in C1 e’ arrivato a Trieste in punta di piedi, pretoriano di Dalmasson, e ora sta registrando forse la miglior stagione di sempre (in relazione anche alla categoria).

Cosa trasforma un giocatore sgraziato, non preciso ai liberi, non tiratore puro… in un Mvp assoluto? Quello che ha nella testa e che parte dal cuore, la volonta’ di superarsi ogni partita, l’approccio che solo un uomo di personalita’ puo’ avere. La sua carta d’identita’ alla voce segni particolari registra il termine INTENSO. E chi ha queste caratteristiche, non perde mai.

E ora Brescia…

Sfida impossibile? si. Allora e’ una sfida per la Pallacanestro Trieste 2004. Assicuro che per un secondo, o forse per qualche minuto, coach Diana avra’ pensato “oddio, arrivano gli invasati da Trieste…”. La Leonessa e’ compagine strutturata per il salto di categoria, ha sfiorato ad un certo punto il primato in classifica, non e’ paragonabile sulla carta a Trieste. Se calcoliamo poi che si dovra’ giocare ogni due giorni (con i triestini ad avere le scorie della serie con Ferrara), allora siamo al delirio. Pero’ sono vere due cose: Brescia non ha il ritmo partita e ha tutto il peso della responsabilita’ di dover vincere. Trieste e’ leggera come una piuma, col morale ad un livello paradisiaco e stuzzicata all’idea di alzare l’asticella.

Per i miracoli si stanno attrezzando, di certo un’impresa per i tifosi organizzare la trasferta, con il 1 Maggio di mezzo, e due giorni in totale; pero’, anche in questo contesto, abbiamo visto che nulla e’ proibito quando la tracimante passione s’impossessa degli alabardati.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il maggio 1, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

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