10 superficialità non vincono le partite

DSC_8060Ricordate le prime due uscite di campionato? Ricordate i toni del sottoscritto ecumenici, giustificati dal fatto di chi si aveva di fronte e dal logico inserimento in un contesto nuovo di alcune pedine fondamentali?

Bene, se fossi coach Dalmasson la sconfitta contro Recanati la prenderei malissimo. Semplicemente perché al 70% non è figlia di logiche tecnico-tattiche ma di un approccio mentale; per tutti i quaranta minuti le cose sono state fatte con superficialità, senza la dovuta concentrazione, prova ne siano le 16 banali palle perse (non è il numero ma la modalità). Nella pallacanestro 10 superficialità non battono 2 giocatori e mezzo di Recanati. Eh si, perché possiamo filosofeggiare sulla orgogliosa prestazione dei leopardiani (massimo rispetto, vittoria stra-meritata), ma non possiamo non considerare che annoverano un americano, Lawson, di una pochezza disarmante, di buona parte della panchina che sarebbe tarata per la serie B.

Non si leggano queste righe come un quadro sproporzionato fra contendenti, perché se la Pallacanestro Trieste 2004 non mette sul parquet TUTTO quanto è sacrificio, concentrazione, “garra”, applicazione…allora diventa una squadra di serie B.

Una sola considerazione di tipo tattico: non è pensabile che nell’imporre il proprio gioco, soprattutto nel primo quarto, Andrea Pecile non tiri neanche una volta in otto (!!) minuti; le partite di Trieste devono avere alternativamente (o anche assieme) Pec e Zahariev a distribuirsi le responsabilità, altrimenti si naviga a vista…

Siamo quindi a registrare una domenica fatta di occasioni perse, naturale in un percorso di crescita ma leggermente più sanguinose se si pensa che coach Dalmasson ne ha anticipato i presupposti già nel post Bologna. La famosa “sbornia petersoniana”, quella legge secondo cui una partita vinta di 20, 30, 40 punti è la peggior compagna di viaggio sino alla successiva uscita; meglio vincere di poco e così in palestra ritrovi giocatori con i piedi per terra e la testa sul pezzo.

Ultima considerazione: il Palatrieste è sicuramente un fattore, e la salvezza passa indiscutibilmente per i successi fra le mura amiche, ma non può diventare la coperta di Linus in un gruppo che vuole darsi una struttura, diventare grande senza la “manina” di mamma o papà.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

Pubblicato il novembre 2, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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