La lavagna tattica col senno di poi, arbitraggio scadente e qualità latente

lavagnetta-tattica-basketjpgLa lavagna tattica… col senno di poi

La sconfitta porta in eredità uno stuolo di improvvisati allenatori, la vittoria altrettanti numerosi assistenti compiacenti. E la dura legge della pallacanestro smista i gruppi sopra citati a seconda di un tiro che entra o esce dal canestro. Fernandez ha quindi indirettamente messo in fila per uno i prossimi allenatori della Pallacanestro Trieste 2004, rafforzati da due plausibili macro aspetti sulle scelte finali: il primo che avrebbe suggerito a Zahariev di temporeggiare, consumando i 15 secondi a disposizione per giocarsi l’ultimo tiro utile della sfida; il secondo che avrebbe consigliato un fallo sulla ricezione di Fernandez, obbligando la guardia bresciana a segnare i due liberi, scommettendo sull’azione successiva per vincere. La verità è che neanche l’asceta più flemmatico,  sotto pressione, con un corridoio in contropiede, avrebbe la lucidità di rinunciare a quell’occasione; così come il fallo è plausibile se non fosse che la difesa è stata ai limiti della perfezione e il tiro insaccato una perla di bravura. Il basket è un’amante irriconoscente, prima ti fa godere con quel tiro di Tonut da tre punti allo scadere, oggi ti tradisce per un argentino dalla mano morbida.

Calcolando poi che lo schema per la rimessa finale ha portato ad un tiro comodo di Zahariev sotto canestro…

Quel metro arbitrale

Premessa d’obbligo per integralisti della sportività spinta e avvocati difensori delle terne arbitrali: Brescia ha vinto grazie alla qualità dei singoli, esplicitata con forme tecniche divine come il tiro da tre punti di Fernandez e la danza sulla linea di fondo di Hollis. Inoltre la stoppata di Holmes a Zahariev era pulita pulita. La mia riflessione quindi esula da incidenze (seppure sono concause ovvie) sul risultato finale. L’arbitraggio ha adoperato un metro arbitrale non omogeneo, contatti valutati in modo diverso, in un contesto in cui l’uso del fisico era bilanciato fra le due contendenti. La regola “cittadiniana” fa giurisprudenza (e un po’ campetto di calcio): ogni tre falli avversari un fallo comminato al lungo bresciano. Questo è ovvio sostanzi una ingenuità evidente nel modo di approcciarsi al gioco di Pipitone e soci, ma non è un buon motivo per evidenziarlo oltre misura; la stessa pressione sugli esterni è stata considerata oltre la soglia per i difensori giuliani, entro i limiti per quelli lombardi. Non faccio dietrologia su passati arbitraggi di Boninsegna con Trieste (sarebbe abbassarsi al più becero pregiudizio calciofilo), ma ritengo che involontariamente l’inconsistenza arbitrale vista sotto le volte del Palatrieste, sia rimarchevole.

10 competenze medie non fanno un’eccellenza

Abbiamo sempre rimarcato la bontà di avere un roster di 10 giocatori 10, tale per cui, come nella sfida con Brescia, si ergono protagonisti diversi, da Pecile a Landi, da Baldasso a Bossi. Il problema è però che l’ultimo scalino per l’eccellenza è sempre quello più alto, ed è esattamente quello nelle corde di Fernandez, Holmes e Hollis. Pecile è un top player ma ha un’età che non può garantire dominio dei quaranta minuti (e inoltre è imbavagliato sempre a dovere), Parks è potenzialmente interessante ma ancora acerbo, Zahariev tecnicamente all’altezza ma senza “garra”…e via discorrendo sino all’ultimo effettivo. Manca e mancherà sempre il faro a cui indirizzarsi ad ogni situazione di pericolo, un uomo (basta uno!) che faccia la differenza sempre a comunque. Lo dico molto schietto, Trieste con un top player in più avrebbe almeno 6 punti più di quelli attuali, perché quel maledetto centesimo per fare un euro sarà sempre il punto, l’azione o la scelta decisiva per vincere le partite.

Ah…sull’impegno, i giocatori della Pallacanestro Trieste 2004 sono 12 eccellenze!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

Pubblicato il novembre 30, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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