Zara, alla sorgente della pallacanestro balcanica

La vecchia palestra di Zara

“Dio ha inventato l’uomo, Zara la pallacanestro”

“Dio ha inventato l’uomo, Zara la pallacanestro” è il murales che campeggia dietro il canestro dello storico palazzetto di Zara, sotto l’effigie di Krešimir Ćosić, il monumento del basket balcanico nativo della città croata.
Camminando con un santone del basket come Pino Grdovic si ha la sensazione che non ci sia angolo della città in cui non si parli del sacro sport della palla a spicchi. Si incontrano persone di tutte le età, ci si ferma, e neanche il tempo di concludere i convenevoli, e via un fiume di aneddoti, romanzati forse, ma di struggente fascino. Ci sono tante piazze che hanno radicata la passione, ma quella zaratina conserva anche l’orgoglio primigenio, quello che proprio con Ćosić, ha cambiato la pallacanestro moderna.
La nuova “Ćosić Arena” è fantastica, esempio di sfruttamento funzionale degli spazi (4 palestre omologate sotto le tribune) e di adeguata attenzione allo sport praticato; dentro si lavora, anche se è mattina di un giorno feriale, perché ogni ora della giornata è buona per migliorare la propria pallacanestro. La statua di Kreso Ćosić, di stampo leggermente manierista-sovietico, dona una maestosità unica, certamente meno romantica della palestra Jazine.

Entri fra le porte in ferro arrugginito con il logo storico dello Zadar, fra pareti vetuste “tatuate” da graffiti sbiaditi riferiti alle gesta della storica squadra che vinse il titolo nazionale, e altri di recente fattura per le squadre militanti nel campionato di seconda serie. Calchi un parquet figlio della storia, tribune “parlanti” pur essendo vuote, proiezioni mentali che materializzano la nebbia di 4-5 mila tifosi che fumavano e tifano in piedi. Non vorresti più andare via, la custode storica della palestra cura quei centimetri quadrati come fosse il più prezioso ricordo di famiglia, e in alto, la “benedizione” di sua maestà Kreso.

Si torna in centro e si fa tappa nel bar per eccellenza, il “Lloyd bar “, il ritrovo dei baskettari, arredato con foto storiche di impatto unico. Intravedo Dino Meneghin nella sua scultorea giovinezza, le stelle zaratine degli anni ’70-’80, una maglia di Saric dei 76ers. Non si fa tempo a fare due passi e ci si imbatte in due uomini sulla sessantina, la “riserva indiana” che ancora parla italiano; capito della provenienza del sottoscritto, domandano: “E Trieste quando torna in serie A? Grande squadra la Stefanel di Tanjevic…”.

Chiacchiere di basket, bagnate da ottimo vino bianco e da una cena di pesce regale, rendono tutto idilliaco. Anche perché la mutevolezza dello sport lascia spazio a sogni, progetti e movimenti per il rilancio della pallacanestro di Zara. In un ambiente così permeato di cultura cestistica si fa fatica a voltare le spalle per andarsene, i suoni flautati creati dalle onde del mare accompagnano un ritorno malinconico a casa. L’eredità di un viaggio nella storia in bianco e nero, alla sorgente della pallacanestro balcanica.

Hvala!

Raffaele Baldini

Pubblicato il dicembre 9, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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