V.M.18, decisioni da prendere…in serenità

Bollino_18Il solito film… vietato ai minori

Mi avevate tacciato di disfattismo senile negli stemperati commenti post vittoria a Ravenna; purtroppo avendo visto una trentina d’anni di pallacanestro certi segnali non potevano che scrivere con l’inchiostro simpatico quello che poi è avvenuto, cioè zeru vittorie.

Zahariev buono un tempo, Parks in involuzione carpiata, Pecile che arranca (in questo periodo)…e dire che questi dovrebbero essere i leader della squadra. Se poi ci mettiamo un’atavica indisciplina mentale, costellata da falli stupidi a bonus speso, scelte di tiro al limite del disperato e gentili omaggi sui tiri da tre punti avversari (vedi falli da ergastolo), ecco che si materializza facilmente la sconfitta. E c’è anche da portare un cero in chiesa nel registrare il positivo impatto di alcune scommesse estive, Bossi su tutti, ma anche Baldasso e Canavesi.

Ah proposito di film già visti… il tiro da sotto sbagliato sul +6 di Zahariev ormai è come la telefonata del giudice che non arriva per un condannato a morte.

Si prendano decisioni, e non per finta!

La Pallacanestro Trieste 2004 ha brillato in questi ultimi anni per decisioni da “silenzio assenso”, o forse da spettatrice al costruttore di castelli con carte da gioco, per cui ogni sospiro può essere letale. Alla vigilia di altre due partite molto complesse, prima del sisma di inizio girone di ritorno è NECESSARIO sedersi attorno ad un tavolo… DOMANI, TUTTI, dal Presidente all’allenatore. Perché? Perché bisogna capire il momento, cercare comunque un piano B, agire se è il caso in tempi opportuni.

Molti indicano nel totem d’area l’uomo che potrebbe migliorare l’equilibrio di squadra; io non sono d’accordo. A questi livelli le partite le vincono le guardie, quella tipologia di “1-2” dalla spiccata personalità che garantiscono punti e leadership. Sia ben chiaro, i soldi non ci sono, quindi o si trovano per investirli in competenze di livello, o meglio lasciar perdere.

Quello che è certo è che serve una scossa: non può arrivare dall’allenatore (in quanto soggetto incistato nel sistema), non può arrivare dalla società (refrattaria a “fuochi d’artificio”), ma solo da un giocatore (come fu Wood a illo tempore).

Serenità ma non rilassatezza

Un amico e collega mi ricorda sempre come in questi frangenti la razionalità è la compagna ideale per formulare ragionamenti sensati. Verissimo, anche perché la classifica non manda segnali drammatici, ma è anche vero che vittorie e sconfitte possono essere incantesimi, il gioco espresso no. Ed è su questo che bisogna ragionare, sul fatto che ove la macchina giuliana prima produceva oltre 80 punti a partita adesso fa fatica ad arrivare ad una settantina, ove prima si potevano registrare sprazzi di basket spumeggiante adesso è tutta un’improvvisazione dal ventesimo al ventiquattresimo secondo.

Se c’è una città che può regalare serenità ai protagonisti, questa è Trieste: ci facciamo scivolare via tutto, dal fantomatico infortunio a Zahariev alle sconfitte in serie, da addetti ai lavori non necessari a busta paga sino ad americani da 1/12 al tiro in un gioco che si chiama palla-a-canestro.

L’importante che serenità non sia sinonimo di rilassatezza e passività.

Ah si, c’è una frangia che invece potrebbe aiutare nel portare positività: la tifoseria. Se mollano i tifosi… allora è veramente complessa la questione.

Buon Natale a tutti!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

Pubblicato il dicembre 21, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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