Approccio mentale, alle radici di una stagione

piante_intelligenza_aliena_02E’ sempre una questione di approccio…

Tutto parte dalla testa…gli impulsi sono comandati dal cervello che subisce condizionamenti di vario tipo. Uno dei condizionamenti per gli sportivi è quello derivante dal “luogo poco confidenziale” (vedi “trasferta” ndr.), una sensazione da ospite indesiderato che inibisce tutti gli istinti primordiali.

E l’Alma Trieste non ha ancora lo spirito da “Braveheart”, subisce la fisicità degli avversari senza reagire, manca del condottiero nei momenti critici. E, come sempre accade, chi impone il maggior testosterone fra i 28 metri, determina il metro arbitrale, se gioca in casa poi…

La squadra di coach Crespi è stata intelligente, ha fatto il pieno di fiducia difendendo per prima cosa il canestro, acquisendo con il passare dei minuti l’autostima che trasforma poi il canestro in… vasche da bagno. E così Ricci, Spanghero, Saccaggi hanno banchettato sulle sterili contro misure giuliane, dilagando anche senza Rice e da Ros. Alla domanda cruda del sottoscritto in sala stampa a coach Dalmasson: “non essendo pronti alla prima di ritorno per affrontare trasferte con il giusto piglio, dobbiamo aspettarci un fil-rouge negativo senza possibile inversione del trend?”, altrettanto trasparente e diretta la risposta: “lavoriamo per questo… per trovare domani, fra una settimana, fra un mese un giocatore, due o anche più che possano maturare e trainare il gruppo. Non è scontato che questo avvenga, ma la nostra missione ci impone di provarci giornalmente.”

Gli obiettivi ed il percorso, a prescindere dal risultato

La sala stampa nel post partita alle volte è un concentrato di banalità, altre volte è un momento di approfondimento straordinariamente utile per ripulire tanti concetti da orpelli emotivi. E’ lo stesso Dalmasson a incalzare: “Non è una scusante alla brutta prestazione (avrà modo di rimarcare la delusione), ma ricordiamoci quali erano gli obiettivi societari di quest’annata: 1. salvezza 2. dare spazio ai giovani del roster. Bene, la classifica ci vede allineati al primo punto, con qualche vantaggio anche; riguardo il secondo punto, sottolineo che ad oggi siamo nettamente la prima società italiana per utilizzo dei giovani, un merito riconosciuto da tutti. Anche in questa direzione vanno alcune scelte come quella di togliere un titolare per regalare minuti importanti a Ferraro.”

Per i più scettici, coach Crespi, incalza spontaneamente (appoggiato da un addetto ai lavori scaligero): “Trieste è una meravigliosa squadra di college che gioca come una squadra di college. Alla prima di campionato vedevo Pecile non inserito in un gruppo che gioca come i collegiali americani, oggi vedo un gruppo omogeneo che ragiona alla stessa maniera. E’ fantastico vedere questo tipo di pallacanestro fresca, coerente con un piano societario.”

Dunque… ingurgitiamo un calice amaro, ma non facciamone una malattia.

Cosa salviamo della trasferta a Verona?

Aristide Landi su tutti. Continua il suo percorso ispirato delle ultime settimane, questa volta più incentrato alla fase offensiva che a quella difensiva. In attacco: mobile, in fiducia e attento a non sprecare un pallone, ricama parabole vincenti palesando una qualità tecnica indiscussa. Veramente di questo passo può risultare il miglior “acquisto” della Pallacanestro Trieste 2004 nel girone di ritorno.

Non me la sento di salvare altro, delusione sparsa su tutti gli effettivi, con qualche accenno di sufficienza a Jordan Parks (perlomeno volitivo e presentissimo a rimbalzo) e a Stefano Bossi, ma solo per quello che concerne il tiro da tre punti (perché non ha attaccato Spanghero sapendo di due caviglie fuori uso?).

A scanso di equivoci, Matteo Canavesi ha giocato pochissimo ma non doveva neanche partire per Verona a causa di un malessere.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

Pubblicato il gennaio 7, 2016 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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