Daniele Cavaliero gioca a basket per…

fls_blobsRiporto uno stralcio del blog di Daniele Cavaliero aperto su Basketballpost.net (con una punta di invidia per questo “furto” mediatico che avrei fatto volentieri mio…); leggete bene e capite il senso cestistico che alberga in Daniele…

Per il padre che viene al palazzo col figlio che gli spiega cosa succede durante la partita, perché lui di pallacanestro sa poco. Quel genitore non è lì perché adora il mio sport ma è lì per il suo ragazzo… perché le passioni dei figli sono, o dovrebbero essere, le passioni dei genitori. Gioco per il signore di mezza età che ha l’abbonamento da una vita…

Per mia nonna, la quale è venuta a tutte le mie partite: Minibasket, Allievi, Cadetti, Juniores e poi, quando finalmente sono diventato professionista, non è più venuta. Lei dice di aver paura di vedere quegli omoni contro cui gioco, teme che mi facciano male. “Sei piccolino tesoro”, dice.

Gioco per provare il brivido che corre sulla pelle quando segni un canestro importante, gioco per dire ai miei compagni di fasciarsi oggi all’allenamento se no li scaviglio con i miei “incredibili” crossover….ahahahah… Gioco per chi non va via prima della fine della partita... Gioco perché, per arrivare qui, mi sono fatto un culo così e ne sono tremendamente orgoglioso.

Gioco per mio padre, che si addormentava sugli spalti della palestra di via locchi a Trieste perché era stanco dalla giornata di lavoro e non c’erano bus alle 9.30 di sera che mi portassero dove abitavamo.

Gioco perché si dica che Daniele Cavaliero di Trieste è un giocatore affermato e che la scuola triestina è una delle migliori in Italia.
Gioco per Furio, Buss, e Mamo (il MIO staff) che mi hanno insegnato cosa significa la parola “squadra”. Gioco per il messaggio del mio amico Simo,immancabile ogni domenica ( e quest’anno anche il mercoledì) “vinto? ti?”, anche se sa benissimo il risultato finale ma vuole sapere cosa penso io della partita. Gioco perché il sogno di giocare con la Nazionale non svanirá MAI, per quanto possa essere lontano o sembrare una chimera. Gioco per la mia famiglia, che c’è sempre stata, nei giorni di sole o di pioggia, anche quando non volevo più giocare. Gioco per renderli fieri di me. Gioco per i miei compagni delle giovanili che non ce l’hanno fatta a diventare professionisti ma amavano questo sport esattamente come me, sono stati e saranno sempre miei fratelli.
Gioco per il “perfect day” al campetto l’estate…quando entri e non perdi mai.

Pubblicato il marzo 4, 2016 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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