No Landi, no party! Quelle cose viste lontane dal basket e la decisiva Ravenna

DSC_8273No Landi, no party!

Già il reparto lunghi dell’Alma Trieste era un teatro dell’improvvisazione, con nessun centro di ruolo, cestisti dalla forte propensione al gioco perimetrale, giovani poco strutturati per reggere il lavoro sporco. Aristide Landi almeno era il compromesso ideale fra centimetri, chili e scaltrezza, bilanciati fra attacco e difesa (favorito ovviamente il primo). La sua assenza, che si protrarrà fino a fine stagione (credo poco ai recuperi lampo per atleti di quella stazza e con quel problema), ha creato un piccolo Canyon in area pitturata: Canavesi ha mani dolcissime ma una difesa “da mimo”, Pipitone fragile e dannatamente ingenuo, Coronica a pagare il mezzo metro di gap…ci sarebbe Andrea Donda, ma è giusto non gettarlo nella tonnara prima che abbia gli strumenti per uscirne vivo. Questo, in chiave corsa ai play off, sarà un aspetto incidente, perché se è vero che i lunghi non vincono le partite, è anche vero che in assenza di essi… le fanno vincere agli altri.

Andare sul mercato? C’è poco o nulla in giro… esattamente come nelle casse societarie.

Quando l’approccio è sbagliato, si vedono cose…

Le squadre di Eugenio Dalmasson hanno sempre avuto una caratteristica peculiare: quando non entrano sul parquet con il giusto approccio mentale, confezionano dei pasticci tecnici di proporzioni planetarie. “Bobo” Prandin ad intopparsi più volte in palleggio, Pipitone a sbagliare da solo sotto canestro, Nelson a schiantarsi come un bambino sulla vetrata trasparente di un negozio di caramelle (rappresentata dalla difesa lombarda)… insomma, qualcosa di molto distante dalla palla al cesto. E questo non deve essere letto come un atto di derisione professionale, bensì come un incipit per evitare bis in futuro; l’Alma Trieste vive di sangue, sudore e lacrime… se solo per un minuto gli stessi combattenti del rettangolo di gioco si specchiano nei risultati ottenuti, tutto diventa più stucchevole e inadeguato.

Stefano Bossi, che giocatore sta diventando

Ci siamo: la Pallacanestro Trieste 2004 sta confezionando il prossimo giocatore da mettere sulla rampa di lancio per un futuro radioso. Stefano Bossi sta crescendo nell’esprimere basket e personalità, alla ricerca dell’ultimo step decisivo (la continuità ndr.). A Brescia un piccolo esame di laurea: nei panni di un playmaker orfano dell’appoggio sicuro di Andrea Pecile, in una palude tecnico-tattica in cui è stato trascinato dai compagni, costretto a fare il leader offensivo in mancanza d’altro. Il risultato è stato degno di nota, poche sbavature e precisione al tiro, mai fuori giri.

Il consiglio, in proiezione, è di alleggerire la massa corporea per elevare l’agilità e il dinamismo, per tutto il resto il sano lavoro in palestra, perché, come rispondeva Bill Laimbeer a chi rimarcava il pallore della carnagione: “In palestra non batte mai il sole!” (ma nascono i campioni ndr.).

Ravenna, molto più importante di Treviso

Per chi fosse ancora ebbro di entusiasmo per l’esaltante vittoria contro Treviso, la succosa notizia in vista di domenica è che… contro Ravenna vale molto di più!

Davanti alle telecamere di Sky (si spera questa volta con un’accoglienza un po’ più civile dell’ultima volta ndr.), l’Alma si gioca buona parte delle speranze di raggiungere la post-season; diciamola tutta, in caso di sconfitta, un buon 70% di possibilità si brucerebbero in vista del rush finale. In uno stato di emergenza (con Landi fuori e Pecile acciaccato), il fattore “P” del Palatrieste è variabile decisiva, non parliamo poi se la cornice è simile a quella con Treviso. Utopico rivedere il tutto esaurito o quasi, sperabile vedere un numero di tifosi tale da confermare il fatto che i triestini di pallacanestro ne capiscono, a prescindere dalle etichette o dagli eventi mediatici.

Raffaele Baldini

Pubblicato il marzo 15, 2016 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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