La vittoria prima della palla a due, Tortona meritevole e il futuro

ANG_2566Si può gridare alla vittoria prima della palla a due? SI!

Quasi 200 tifosi a sciropparsi 500 chilometri in un giovedì infrasettimanale, locali triestini “sold out” con maxi-schermo per seguire le gesta di Coronica e soci, giornate pre e post partita con intasamento emozionale social… come si chiama tutto questo? VITTORIA.

Vittoria perché Trieste continua a pulsare di passione cestistica vera, vittoria perché la squadra ha smosso anche le “cariatidi” del Palatrieste e le ha fatte urlare di gioia (o di rabbia), vittoria perché si registrano grandi numeri senza per forza auto-motivarsi con un palcoscenico come la serie A o l’Eurolega. Inutile, la simbiosi città-squadra è totale, la triestinità coniugata al valore umano delle persone ha generato un senso di appartenenza che DEVE essere conservato. C’è gente che si è coricata alle 5.30 del mattino, esausta e con ore di pullman che hanno accompagnato una delusione sportiva…e nonostante tutti hanno avuto la forza per scrivere un ultima frase: “grazie ragazzi!”.

Tortona è stata più cinica. Trieste senza la sua casa, non è lei

E’ complesso fare una disamina critica quando si è immersi in una calorosa selva di ringraziamenti per la stagione; ma qualcuno il lavoro sporco deve pur farlo, e non posso esimermi dal farlo. Innanzitutto sono felice perché il pass verso i quarti è stato figlio di quanto espresso sul campo: Trieste e Tortona si sono affrontate a PALLACANESTRO, ha vinto la squadra con più materiale umano d’esperienza, l’arma che genera un cinismo decisivo in gare di questo tipo. Non solo, l’esperienza fa si che tu, giocatore, riesca a gestire turni ravvicinati pur con minutaggi alti (vedi rotazioni limitate di coach Cavina); le triple di Reati in gara 3, il Garri di gara 5 e il Marks di quasi tutte le uscite sono il simbolo di un perfetto bilanciamento fra sforzi profusi e gestione tattica della panchina. In più il valore qualitativo: Marks e Brooks sono due americani di assoluto livello, veri e propri fuoriclasse per la categoria. L’arbitraggio? Scarso come sempre, logicamente indirizzato verso una fiscalità necessaria (vedi vigilia a colpi di “lamenti” societari), in cui Trieste aveva tutto da perdere in virtù della matrice aggressiva della propria pallacanestro; in gara 5 non hanno deciso loro, Tortona è stata più cinica e Trieste meno…Trieste.

C’è qualcosa di nascosto che incide silenziosamente…

Jordan Parks e Roberto Nelson imbottiti di medicinali per essere in campo adeguatamente, Pecile con una contrattura non “denunciata”, Coronica con un problema al ginocchio, Baldasso acciaccato; il bollettino medico, per come intendo io la pallacanestro in versione “do or die”, non ha diritto di cittadinanza quando t’infili una canotta e dei pantaloncini. La storia di questo gioco ha portato esempi illustri di partite giocate con fratture o danni gravi al fisico. Ma, è anche giusto dire che nel gioco intenso e dispendioso voluto da coach Dalmasson, l’aspetto salute ricopre un ruolo decisivo. In pratica gara 4 è stato il morso di un animale ferito, che orgogliosamente consuma le ultime energie prima di adagiarsi sulla sponda del fiume, esausto.

Da cosa si riparte?

Si riparte dall’… Alma di questo gruppo. Per la prima volta in società si possono intravedere i prodromi di una programmazione: Bossi, Parks, Pecile, Coronica, Pipitone, Prandin sono praticamente certi di vestire la casacca biancorossa il prossimo anno. Un bell’andare, anche perché tutti (forse Pecile e Prandin meno) possono crescere e migliorare il proprio basket. Trieste avrà un probabile fuoriclasse (Parks ndr.), e se avrà la capacità economica e fiuto per scegliere l’americano (Marks no?) e il lungo di qualità italiano, di certo potrà avere ambizioni sensibilmente più elevate rispetto alle ultime stagioni. La questione Pecile sarà da valutare chirurgicamente: centellinarlo è conditio sine qua non per evitare il calo drastico di fine stagione. Andrea è un generoso, o lo si ancora con la forza sul pino per 10-15 minuti di qualità durante la stagione regolare, oppure nel momento clou rischia di essere un problema.

Per evitare il diabete, tornerò a punzecchiare…

In tutto sto miele da post-season si rischia il diabete; volutamente ho ritenuto opportuno bypassare alcune tematiche di scottante attualità per non destabilizzare quello che era un sano ambiente sportivo, carico e motivato. Ora però l’aspetto critico non può prescindere dal sciorinare tutta una serie di questione lasciate (volutamente o meno) in sospeso, ma, secondo il mio punto di vista, che potrebbero avere un’incidenza. Di cosa parlo?

Della questione Palatrieste (e senza implicazioni politiche come qualcuno simpaticamente vuol far credere) alle giovanili e all’affare Nicolò Dellosto, sino ad arrivare alla conta degli spettatori domenicali…

Sarà un’estate calda, e io non prendo sole.

 

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

Pubblicato il maggio 13, 2016 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. E parliamo anche di Martin Ridolfi??

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