A2 Est: il “made in USA” va di moda, Trieste al 7° posto

parksDa: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Un’eclatante evidenza suffragata dai numeri: in A2 Est il “made in USA” va di moda. Attenzione, non scomodiamo monsieur La Palisse per porre l’accento su un aspetto ovvio; la possibilità di avere due stranieri per innalzare il valore del campionato, in un mare di talento nostrano relativo, non può che incidere sulle scelte societarie.

Premettendo l’impossibilità di giudicare la Fortitudo Bologna, per aver consumato gran parte del percorso con un solo straniero, così come Roseto, con l’irreale incidenza di Adam Smith (produce oltre il 38% del fatturato della squadra), quasi tutte le 16 contendenti traggono palesi benefici dalla coppia esotica. La più beneficiata è proprio la prossima avversaria di Trieste, la Unieuro Forlì del duo Blackshear-Crockett, con quasi il 53% della produzione offensiva di squadra. Segue, e anche qui c’è la dimensione della rivoluzione in atto, la Apu Udine che, nelle quattro partite in cui ha avuto assieme Ray e Okoye, ha portato in dote dalla coppia più del 52% dell’attacco.

Le pretendenti al salto di categoria non fanno troppo le sofiste: Segafredo Bologna, Tezenis Verona e Dinamica Mantova attingono a piene mani rispettivamente con il 50%, 45% e 44% della produzione offensiva.

Colpiscono invece le squadre “italiofile”, in cui la truppa indigena sembra non bastare per reggere l’urto della categoria. Le ultime due in classifica, Imola e Recanati, hanno rispettivamente il 32,5% (il più basso per la A2 Est) e il 34,5% del contributo americano sul totale di squadra. C’è anche da dire che nello specifico, vi è un evidente rendimento sotto il par di uno dei due stranieri: Brandon Nortfleet per Imola e Travis Bader per Recanati (seppure con 4 partite giocate su 6).

Non stupisce invece chi l’impronta l’ha data e in maniera chiara: la Dè Longhi Treviso rispetto alla scorsa stagione, vive del contributo degli italiani, posizionando il fatturato della coppia Decosey-Perry al penultimo posto del girone (con quasi il 33%); trend che però presumibilmente salirà durante l’anno, nella filosofia della crescita dei rookies in un gruppo già rodato.

E Trieste? Anche la squadra allenata da coach Dalmasson non fa mistero di aver puntato su gruppo granitico “triest-aliano” ma implementato dalle competenze estere: la coppia Green-Parks si attesta al 7° posto per incidenza, con il 43,1%. Grafico anche questo con tendenza a crescere visto il timido approccio stagionale di Jordan Parks.

In estrema sintesi, l’excursus sopra esposto cosa sta ad indicare? Il gap fra qualità d’oltreoceano (anche nel caso di giovanissimi rookies) e l’italiano medio in seconda serie è elevatissimo. L’investimento su materiale umano d’importazione vale una spesa importante, a discapito di quello tricolore; non importa se questo costringa poi gli allenatori a ridurre le rotazioni a 6-7 elementi, come nel caso di Ravenna.

Pubblicato il novembre 10, 2016 su BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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