Keys of the match: Ambalt Recanati

ANG_0299Da: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Come ri-affamare chi ha divorato Forlì? – E’ il solito mantra da seguire nella delicata settimana che segue un successo debordante: mantenere la concentrazione, restare “affamati”. Per fortuna coach Eugenio Dalmasson può proiettare, come la terapia d’urto nel film “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick, due incubi materializzati la scorsa stagione con caratteristiche note: Recanati (per dire…) e Matera, sconfitte figlie proprio della “pancia piena”. Non bastasse, c’è anche il tam tam mediatico generato dall’acquisto di Cittadini che mette a repentaglio la calibratura mentale in vista della trasferta di Ancona. L’occasione è troppo ghiotta, lasciarsela sfuggire scivolando nella superficialità…diabolico.

Quei pretoriani aggrappati al totem – L’Ambalt di Recanati, pur annoverando 9 giocatori nel fatturato offensivo di squadra, in realtà è una casa retta su cinque pilastri. Pretoriani di affidabilità come Sorrentino in regia, Pierini ala e Loschi da oltre l’arco, un’incognita dal rendimento ondivago ma con una gran mano come Travis Bader, ed un totem di grande sostanza come Jalen Reynolds (16.6 punti a partita e quasi 10 rimbalzi). A far “legna” uno stuolo di giovani arditi, compreso l’ex Marini e il “fighter” Fossati.

Alla distanza, per la stoccata finale  – Come con Forlì la pazienza sarà la virtù dei forti. Se con i romagnoli è bastata attendere la palla a due per garantirsi il foglio rosa dei vincenti a fine gara, con Recanati sarà un’altra storia. L’Ambalt ha dimostrato, al di là dei due punti in classifica, di giocare diverse partite stando a contatto dell’avversaria, capitolando solo nel finale. Per l’Alma quindi l’imperativo è lavorare ai fianchi l’avversaria con contributo di tutti, cercando di mantenere la lucidità nei minuti che contano. Per dirla alla Giacomo Leopardi: “la pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perché non ha nessuna apparenza d’eroico”.

Chi si estranea dalla lotta… – Non aveva usato mezzi termini domenica coach Eugenio Dalmasson per richiamare tutti i giocatori alle proprie responsabilità. La storia della partita con Forlì non metteva completamente a nudo il debole contributo della panchina. Giocare a nascondino mascherati dal “trentello” e da una epocale schiacciata di Green può essere divertente fra le mura amiche, molto meno in trasferta. Ora poi che il roster è implementato da una pedina di valore come Cittadini, tutti hanno il dovere di conquistarsi il posto, a partire da Ancona.

Pubblicato il novembre 20, 2016 su BASKET TRIESTINO, HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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