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Analisi post Segafredo Bologna

chiavi-copiateManca qualcosa…

Che all’Alma Trieste mancasse qualcosa per attestarti ai piani altissimi della classifica, lo sapevamo tutti. Forse non è una questione di ruoli (anche se la regia è troppo traballante) ma di mentalità: lenti, fragili e timorosi in versione “da viaggio”, una sorta di trolley con il minimo sindacale rispetto ad una valigia carica di tutto l’indispensabile. Ci sta, essere consci dei propri limiti fa parte di una cultura all’ombra di San Giusto, quella che ha portato il gruppo a superarli quei limiti e a regalare momenti di nobiltà cestistica.

Inutile parlare di Fernandez se partiamo dai presupposti progettuali di inizio stagione, sarebbe un po’ come mancare di rispetto alla squadra che, con tutte le fragilità sopra esposte, non è mai venuta meno per impegno.

Segafredo Bologna, che bella realtà

Se dovessi costruire una squadra per vincere la serie A2, la immaginerei come la Virtus di coach Ramagli. Competenze straniere di assoluto livello, peraltro distribuite nei ruoli più incidenti (point-guard e lungo), con Lawson in particolar modo totalmente illegale, a questo livello. Mestieranti che mixano presenza fisica e qualità tecnica senza forzare l’equilibrio di squadra, giovani del vivaio dall’argento vivo addosso. E’ un roster lungo e bilanciato, anche gli ultimi arrivati quali Pajola, Oxilia, Penna hanno già metabolizzato il linguaggio ruvido dello stare in campo fra i senior. In panchina un timoniere con assoluta cognizione di causa come coach Ramagli. Punti deboli? Nessuno, oppure il rendimento ondivago di Umeh.

Partita per molto ma non per tutti, ma c’è Mantova

Dai tempi di Casalpusterlengo, con la famosa scelta di lasciar fuori Carra, Zaccariello e Ferraro, coach Dalmasson non ha mai finito di ragionare a lungo termine. La sfida dell’Unipol Arena contro la più forte della classe poteva tranquillamente determinare una rotazione ridotta degli effettivi, per favorire la qualità dei singoli rispetto al concetto di distribuzione capillare delle risorse. Invece si è ragionato come sempre, anche nell’idea delle tre partite (dispendiose ndr.) in una settimana, con lo sguardo puntato alla sfida con Mantova. Lo stesso “sistema” che non sposta di una virgola la filosofia difensiva incentrata esclusivamente sulla “uomo”, rispetto alla possibilità di scommettere sulla deficitarie medie al tiro dei felsinei e dello strapotere sotto canestro proponendo una “zona”. Coerenza.

L’entusiasmo dei tifosi

Mercoledì feriale, di sera con un rientro a orari complessi. Tutto ciò non ferma la passione dietro questa Alma Trieste che sta riaccendendo l’entusiasmo popolare. Una cinquantina di ultras (con aggiunte forlivesi) più tifosi sparsi in tribuna a sostegno dell’alabarda; un tifo incessante, paradossalmente ben oltre i decibel di una curva virtussina, e in generale di un ambiente, piuttosto tiepido. Mai trascurare il termometro emotivo di una tifoseria, perché nella veracità di una passione, alberga l’attestato di stima più sincero. Ora però, allentare l’abbraccio caloroso potrebbe essere controproducente, per battere Mantova c’è bisogno del sesto uomo.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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Pubblicato il dicembre 8, 2016 su BASKET TRIESTINO, HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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