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Keys of the match – Proger Chieti

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Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Alma Trieste in una trasferta che non può essere come le altre. Un’immersione nella terra abruzzese martoriata da terremoti e neve, il centro Italia in ginocchio fisicamente ma non nello spirito. Ed è proprio da una variabile che non ha numeri o percentuali da cui partirei per indicare le “chiavi” della sfida di domenica pomeriggio. L’orgoglio della gente teatina, la volontà di rialzarsi e di non piangersi addosso, tutta la dignità dimostrata nella vita di tutti i giorni non può che essere uno straordinario incentivo per gli uomini di coach Galli. La stessa volontà con cui si è voluto a tutti i costi giocare la sfida è uno schiaffo all’arrendevolezza; Trieste se non approccia alla partita con la convinzione di una finale scudetto, rischia seriamente di subire la più severa lezione cestistica, riportando i fantasmi di Matera.

Sono sempre loro… – La partita dell’andata (finita 78-52) archiviò una sfida mai nata. Massimo “Cedro” Galli in sala stampa parlò di prestazione vergognosa dei suoi, scusandosi per lo spettacolo. Uno dei motivi della debacle sicuramente fu ascrivibile alla prestazione incolore dei due terminali principali Golden e Davis (23 punti con 3/20 dal campo); da quel giorno la coppia non ha più fallito, confezionando quasi 37 punti a serata e trascinando la squadra,soprattutto fra le mura amiche. Arginata la furia “straniera”, la Proger diventa una squadra modesta, fatta di qualche mestierante di categoria e poco più.

Area pitturata, terra di conquista – Sempre nel match d’andata il dominio dei lunghi triestini fu totale: 21 punti di Da Ros, 3 e 10 rimbalzi per Pipitone e 7 punti di Simioni furono l’ottima produzione di reparto contro i fragili “anticorpi” teatini rappresentati da Mortellaro e Allegretti. Calcolando che oggi l’Alma può annoverare un giocatore in più come Alessandro Cittadini, impensabile non sfruttare questa cavalleria pesante per sbilanciare il match a proprio favore.

Palazzetto ghiacciato? Basta correre – C’è stata una velata polemica nell’ultima sfida casalinga fra Chieti e Ferrara relativa al ghiacciato Palatricalle. Non è certo la sede né il momento per alimentare una polemica sterile, anche perché entrambe le formazioni giocano alle stesse condizioni. Utile potrebbe essere per la squadra di Dalmasson correre per quaranta minuti, con cambi repentini e intensità costante. Nonostante l’arrivo da Reggio Calabria della guardia Matteo Fallucca, le rotazioni competenti per coach Galli sono limitate. Alzare i ritmi è una pratica percorribile solo e unicamente se abbinata alla difesa; altrimenti, per giocatori di striscia come Golden, Davis, Sergio, la scelta tattica può solo che gasare squadra e ambiente locale. Per contro, la Proger vorrà abbassare i ritmi, e l’arma tattica utile alla causa sarà la “zona”.

Panchina – E’ una “chiave” che potrebbe essere riprodotta in modo seriale per le 30 partite di stagione regolare. L’Alma Trieste se può fregiarsi di un terzo posto in classifica lo deve al fatto che ha espresso quasi sempre una forza di gruppo degna di nota, il concetto delle cinque dita che assieme hanno la forza di un pugno.

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Pubblicato il gennaio 22, 2017 su BASKET TRIESTINO, HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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